Legge ZAN è fatta male, hanno dovuto aggiungere prima la misoginia, poi l’abilismo, per assicurarsi consenso …


Associazione femminista: 'La legge Zan è fatta male'

Pensiero divergente delle femministe modenesi Mentre Zan si intrattiene con Fedez e con Carlotta Vagnoli, e Mahmood si schiera,

l’onnipresente Murgia la dice e ridice ed arriva pure Cracco, il tutto narratoci da ogni possibile media a sostegno della legge contro l’omotransfobia, le perplessità e le critiche di molta parte del femminismo italiano, tra cui tante associazioni lesbiche, non compaiono da nessuna parte. Come non esistessero, restano senza cittadinanza.

Vogliamo anche noi un influencer.

Anzi. L’opposizione viene identificata con quella espressa dalla destra politica e dalle gerarchie ecclesiastiche, trasformando un dibattito serio in un’ipocrita e falsa guerra tra chi difende dei diritti e chi li vuole negare. E utilizzando uno schema semplicistico, ma che oggi funziona: chi difende i diritti sono giovani che vogliono essere liberi di esprimersi e amarsi come vogliono, e stanno a sinistra; chi non vuole difenderli sono i “catuboni”, che in realtà appoggiano la famiglia tradizionale, e fascisti, e stanno a destra.
E quindi vediamo sui giornali locali una giovane parlamentare del PD che sostiene senza incertezze il Ddl Zan e, per contrasto, l’onorevole Giovanardi che la respinge. Teorema dimostrato.
Sempre seguendo un ragionamento sotto il pelo dell’acqua, se ti opponi “stai con” o addirittura “sei come” la Meloni. O stai qui o stai là. Facile.

Vogliamo anche noi un influencer.

Bene, non si può pretendere che tutte e tutti difendano la coerenza dei principi esposti in una legge con il rispetto della libertà delle donne e più in generale delle persone, o che tutte e tutti si creda fermamente che la ricchezza della diversità meriti delle narrazioni complesse. E ci rendiamo conto anche che parlare di donne, di radici, di sessi, due, e di violenza non è mai appetibile; possiamo farlo due volte l’anno, altrimenti meglio parlare di parità.
Tuttavia troviamo indecente che non venga dato alcuno spazio a chi vuole questa legge, ma la vuole diversa, a chi propone modifiche per poi sostenerla: ci sono appelli firmati da moltissime associazioni di donne ed inviati ai parlamentari, sta girando da pochi giorni una proposta di Arcilesbica per la modifica di alcuni punti del Ddl Zan, citando dal loro testo:” Emendare e poi approvare” e da ultimo c’è l’appello firmato da molte donne ed uomini di sinistra, sì, di sinistra e centrosinistra, come si dichiara in modo deciso fin dalle prime righe, che invita anch’esso ad emendare e poi approvare.

Ne volete Parlare? Ne vogliamo parlare?

Onorevole Zan, visto che finora ha applicato un oscuramento totale a tutte le prese di posizione contro la sua proposta di legge e si è sottratto ad ogni incontro con noi che chiediamo dei cambiamenti, che ne dice di un bel dibattito?
Il conformismo della stampa e dei media non aiuta di certo a trovare il passaggio per una discussione seria e priva di inutili insulti: nell’ultima settimana per due volte siamo venute a sapere che un omosessuale è stato malmenato e/o offeso, e si aggiunge sempre: La legge Zan va approvata al più presto. E a noi vengono in mente tutte le donne uccise dall’inizio dell’anno, e quelle uccise anno dopo anno e non lo si dice per un confronto che non si può proprio fare, ma perché non ricordarcelo invece, ricordando anche le ridicole condanne dei loro assassini che le hanno smembrate, arse vive, rinchiuse in frigoriferi, sfregiate…

Questa legge è fatta male, hanno dovuto aggiungere prima la misoginia, poi l’abilismo, per assicurarsi consenso, alla faccia della coerenza al rigore, sia terminologico che filosofico, che dovrebbe ispirare un testo di legge.

Il concetto di identità di genere, chiave di lettura del testo, annulla la realtà dei corpi, ed in primo luogo di quello femminile e diventa il mezzo per un’autodeterminazione che non incontra ostacoli né vincoli. Le conseguenze sono pesanti e possono risultare in una negazione reale dei diritti delle donne. E come tutte e tutti sappiamo, questo Ddl è, se accettato per quello che contiene, il via libera di fatto a prevedibilissime ricadute su altri temi molto importanti. Ma altri termini sono a nostra disposizione e possono sostituire l’identità di genere. Parliamone.

La misoginia. Cosa ha a che fare con il contesto della legge? Per dirla con le parole di Francesca Izzo, nota storica femminista: ‘Il mio parere strettamente personale è che mi è sembrato curioso che tutto quello che riguarda le donne, dallo stalking al femminicidio, abbia trovato posto in una legge che difende le persone omosessuali e transessuali. Le donne non sono una categoria, ma la metà del genere umano’.
Incontestabile. Inaccettabile che non si riconosca. Parliamone.

Franca Ferrari – Presidente Associazione femminista Blu Bramante

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