La privatizzazione delle sementi (20/3/21)

Pensare alla fame, come ad una delle più grandi vergogne che affligge il genere umano, è pensare a quel 10% di popolazione che si addormenta con la pancia che brontola e il ventre gonfio di batteri.

La fame è tiranna e vede intere generazioni con opportunità e capacità inferiori rispetto al resto dell’umanità, nate già deboli e con meno possibilità di un completo sviluppo fisico e celebrale. Nascere in un paese povero, ormai è risaputo, significa avere generalmente, sin dal principio, parecchie strade già precluse.

Come riportato dagli ultimi report della FAO (Food and Agricolture Organization): circa il 45% della popolazione mondiale può essere definito “rurale” e ad oggi l’agricoltura fornisce alimenti in maniera diretta a circa 2,5 milioni di persone.

I paesi comunemente definiti del “Terzo Mondo” dipendono direttamente dalla biodiversità: nella pesca e nel raccolto, nella resistenza di questi ai cambiamenti climatici, dal territorio circostante e dalla sua produttività e conservano un rilevante patrimonio di tecniche tradizionali agricole e pastorali. I paesi occidentali, più avanzati sul piano tecnologico e con ingenti risorse di capitale disponibile, sono in grado oggi giorno di fronteggiare al meglio questa perdita crescente di varietà biologica; sebbene nel lungo periodo sarà una questione che porterà tutti seduti allo stesso tavolo.

L’era del seme unico – dicono i critici – ha già avuto effetti devastanti: la Fao ha certificato che nel ventesimo secolo, a forza di specializzare le colture, abbiamo perso il 75% della biodiversità e che un altro terzo se ne andrà entro il 2050.

La privatizzazione delle sementi consiste nella possibilità di brevettare codificazioni di genoma, ponendo quindi i diritti di proprietà sulle varietà fitogenetiche modificate e di conseguenza, riscuoterne una quota sulla vendita  da parte delle grandi Multinazionali.E qualsiasi seme non brevettato e non certificato non potrà essere messo sul mercato,  cosicchè  sul mercato verranno imesse ,più  sementi ibride  cioè non riseminabili  essendo sterili  che hanno bisogno di molti più trattamenti  apportando  anche un danno ambientale , cosìcchè quelle sementi che vengono  costudite  e  scambiate   dai contadini che sono per lo più sementi  di varietà  antiche  e riseminabili  non potranno più scambiarle  in quanto  non essendo brevettate o certificate verrano considerate illegali , portando di conseguenza  a un arresto della biodiversità.

 il seme che sarebbe un bene comune, sarebbe nelle mani di uno solo che ne manterbbe il monopolio.

Questo a discapitio dei contadini e delle piccole aziende a coduzione famigliare, ma anche a discapito dei consumatori che vedranno ridotta  una varietà di prodotti alimentari  disponili.

Chi controlla  le risorse alimentari incide sul diritto stesso dell’ intera umanità di poter avere accesso a un cibo sano , locale  e nutriente , arrestando così la sovranità alimentare.

Sintesi a cura di Elena Bonezzi

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