1.2.3. ( Cento Passi)

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I cento passi” di Marco Tullio Giordana è un film che andrebbe acquistato e rivisto ciclicamente.

Il racconto della vita di Giuseppe impastato e i dialoghi, grazie ai quali rivive tutta la sua travolgente personalità, sono un monito contro ogni forma di lassismo civile, di arrendevolezza, di indifferenza verso ciò che accade.

Peppino, al quale con orgoglio è stata dedicata la nostra biblioteca, ci ricorda quanto vitale sia essere cittadini attenti e attivi. La società nella quale viviamo prospera sulla distrazione dell’essere umano: inventa presunte necessità prive di fondamento, spaccia per indispensabili bisogni effimeri ed inconsistenti, ci trasforma in drogati di consumismo. E tutto questo è il risultato di un disegno malevolo ma ben definito: renderci sordi e ciechi di fronte agli accadimenti quotidiani, siano essi di portata locale o globale, anestetizzarci verso le brutture che ci circondano. Ho trovato questo concetto espresso magnificamente proprio in una scena di questo film. Peppino si trova con l’amico Salvo su una collina ad osservare l’aeroporto di Cinisi , la cui approvazione Impastato aveva denunciato apertamente. Egli dice all’amico che, in fin dei conti, l’aeroporto non era così brutto. E anche le case, benché costruite con materiali scadenti, se adornate con tendine e gerani, diventavano parte dell’ambiente circostante. In questo modo le persone dimenticavano come fosse stato il territorio prima che scempi e mostruosità imperassero incontrastati e convivevano con essi, imparando a vederli con occhi nuovi. Ed è a questo punto che Peppino introduce un concetto straordinario. “Dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza. … E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla. … La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.”

Già gli antichi filosofi greci avevano compreso quanto potente fosse la concezione di bellezza: Platone la collegò all’idea di bene e di assoluto, i pitagorici a quella di armonia. La bellezza genera sensazioni ed emozioni piacevoli e ci infonde un benessere coinvolgente e totalizzante. Ecco perché dobbiamo ripartire ponendo al centro ciò che è sensibilmente e moralmente bello. La famosa kalokagathìa. Se la politica avesse vagliato ogni decisione alla luce di questo valore, mostruosità come il polo logistico di Amazon non sarebbero mai potute sorgere. Perché questa immensa opera, socialmente, ecologicamente e antropologicamente discutibile, si trova a 2,3 chilometri dal nostro centro storico, da un luogo che, pur nella sua semplicità, noi Spilambertesi amiamo e consideriamo bello. E allora con quali occhi guarderemo, d’ora innanzi, il nostro borgo? Con quale infame ipocrisia scinderemo l’obbrobrio dall’ameno paesello?

CASSANDRA

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