( 28/1/21) Il classico piatto di lenticchie (Spilamberto Amazon)

Zuppetta di lenticchie: la ricetta per preparare la zuppetta di lenticchie

Sarà perché più volte, memori della lezione ingraiana, abbiamo  richiamato le deleterie conseguenze del “dumping sociale” sulla vita dei lavoratori e dei ceti meno abbienti;

sarà perché la globalizzazione ci ricorda che un Paese sempre più povero e un lavoratore sempre più sfruttabile si trova sempre; sarà perché consideriamo che il lavoro non possa essere una variabile dipendente esclusivamente dai valori e dai profitti dell’impresa; sarà perché abbiamo assistito, qui, da noi, a situazioni di sfruttamento e di lavoro povero che ci riportano a settanta anni fa; sarà per tutte queste ragioni che l’affermazione del Sindaco di Spilamberto che i futuri lavoratori del polo logistico debbano essere grati per il lavoro che gli viene offerto, anche fosse solo per un piatto di lenticchie, ci suona sgradevole e poco opportuna per chi rappresenta un’Amministrazione pubblica.

Non per le lenticchie che sono un alimento eccellente, espressione delle fatiche del lavoro dei campi, ma perché, dato il contesto in cui vengono proposte (disoccupazione accresciuta dalla vicenda pandemica) sembra implicare che quel piatto debba essere considerato come se fosse una gentile concessione; un atto di generosità dal parte di un munifico benefattore.

Trascurando il dettato costituzionale, trascurando che  tutti i lavori, svolti onestamente e con impegno, devono essere degni di rispetto e di una retribuzione capace di assicurare una vita dignitosa; trascurando che non siamo nemmeno di fronte ad una multinazionale in crisi o vessata da una fiscalità opprimente. Nulla di tutto ciò. Anzi.

Trascurando pure che andiamo verso un mondo in cui, per tanti motivi, non ultima la rivoluzione cibernetica che non esclude, tutt’altro, lavori a basso contenuto cognitivo, si stanno aprendo contraddizioni terribili che già hanno e presentano il conto specialmente alle fasce più deboli sul piano ambientale, lavorativo e della salute.

Con una precarizzazione, disoccupazione,sottoccupazione estesa che produrranno situazioni diffuse di disagio esistenziale profondo e che richiedono interventi strutturali dello Stato, altro che  un “piatto di lenticchie”

Se questo è il riformismo 2.0; se questo è definirsi “progressisti”, beh sia chiaro, noi siamo, idealmente, ideologicamente, diremmo pure eticamente, dall’altra parte.

Dimer Marchi (Sinistra Italiana Terre di Castelli)

P.S. Coincidenza vuole che mentre scrivevamo queste riflessione su un canale televisivo hanno mandato in onda un film: “A ruota libera” dove uno dei protagonisti, schifato dall’affermazione di un altro secondo il quale gli Italiani si venderebbero per “un piatto di lenticchie” ha un sussulto e si riprende dignità e libertà.

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