San Cesario “Orrore” Cave: un contributo per approfondire il problema

cave ghiaia-omega

Pubblichiamo volentieri il contributo di Sabrina Piccinini della lista civica di San Cesario  buona lettura CS

La Giunta Regionale adegui gli oneri per le attività estrattive che, ad oggi, sono semplicemente ridicoli. Si promuoverebbe così un settore innovativo come quello del riciclo degli inerti da demolizioni in edilizia, che, come sta avvenendo in altri Paesi europei, può arrivare a sostituire quelli di cava con un 30% in più di occupati.

Se l’attenzione alla tutela del territorio si giudica dalle azioni, non è certo un bell’esempio la tariffa ad oggi vigente per i cavatori, stabilita dalla Giunta Regionale nel 2013 e mai più ritoccata. Più che di “green economy” meglio parlare di “grey economy”, economia dell’oro grigio, la ghiaia, per la quale i cavatori pagano una tariffa di 0,70 euro/metro cubo, a fronte di guadagni pari a 15-20 euro al metro cubo. Tariffe irrisorie a fronte di un giro d’affari miliardario che porta alla distruzione del territorio: questo sarebbe un esempio di politica con al centro la tutela dell’ambiente? Senza dimenticare che da tempo gli organi inquirenti mettono in guardia Istituzioni e categorie economiche sulla possibile infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo del cemento che materialmente nasce proprio dalle cave.

La tariffa stabilita dalla Giunta Regionale per l’estrazione di ghiaia, si ferma ad un vergognoso 4% del prezzo di mercato. Un aumento della tariffa, da parte della prossima Giunta sarebbe un’azione dovuta, quantomai necessaria per la tutela del territorio e l’innovazione del settore dell’edilizia. Da almeno dieci anni Legambiente, nei suoi dossier sulle attività estrattive, propone di adeguare in tutte le Regioni le tariffe per il prelievo di ghiaia al prezzo medio che si paga oggi in Gran Bretagna, ossia il 20% del prezzo di mercato. Ne deriverebbero introiti per la collettività di circa 3-4 euro al metro cubo, invece di 0,70 euro.

L’obiettivo non è certo quello di “scavare per incassare di più”, piuttosto il contrario: una maggiore tassazione delle quantità di materiali estratti disincentiverebbe la distruzione del territorio, spingendo verso un settore innovativo come quello del riciclo degli inerti provenienti dalle demolizioni in edilizia. Nei paesi europei dove si è deciso di aumentate le tasse sulle attività estrattive e sul conferimento in discarica degli inerti, si è arrivati, non solo ad una maggiore tutela del territorio, ma anche alla modernizzazione del settore dell’edilizia verso il riciclo, con un aumento del 30% dell’occupazione (per una cava da 100mila metri cubi l’anno gli addetti in media sono 9 mentre per un impianto di riciclaggio di inerti gli occupati sono più di 12 – dati Legambiente “Dossier cave 2017”). Dopo le tante parole spese per l’ambiente in questa campagna elettorale, la nuova Giunta regionale avrà il coraggio di trasformare la “grey economy”, la corsa all’oro grigio, in “green economy”?

                            

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