Rio Secco di Spilamberto: eco-mostro ?!? (uno)

arlecchino due

Quante volte, ascoltando o leggendo notizie, ci siamo chiesti come quello che noi consideravamo una vera assurdità potesse, invece, essere conforme alla legge.

Dicevamo a noi stessi che non era giusto, che non era consono alla nostra etica o alla nostra sensibilità. Eravamo vittime di quella diatriba eterna, già tratteggiata magnificamente da Sofocle nell’Antigone, fra diritto positivo e diritto naturale-morale.

È quello che succede continuamente a me, quando penso e ripenso al polo logistico nell’area di Rio Secco sud. E oggi, purtroppo, non posso fare a meno di riflettere nuovamente sulla questione.

A me non basta sapere che, con le opportune modifiche imposte da Arpae, il progetto sia riuscito a passare fra le maglie normative (forse non così strette), ottenendo un risicato sei politico. A me interessa analizzare la questione con uno sguardo molto più ampio, che inglobi il territorio circostante.

Uno dei temi maggiormente contestabile è la modifica alla destinazione d’uso di quell’area, che era per attività di carattere agroalimentare. Negli ultimi cinquant’anni, sono stati potenziati i distretti produttivi delle diverse aree della provincia modenese. Sappiamo, infatti, che a Carpi si è sviluppato soprattutto il settore tessile, a Mirandola il biomedicale, a Sassuolo la ceramica, mentre le specializzazioni produttive di Vignola, Castelnuovo e Spilamberto afferiscono al settore agro-industriale. Questa è la nostra identità territoriale, queste sono le eccellenze che ci rendono famosi nel mondo.

arlecchino

La nostra zona non è mai stata vocata alla grande industria, tantomeno alla logistica, che dev’essere programmata in modo preciso (e lo è sempre stata a livello provinciale). Essa, infatti, è molto invasiva e disturbante a causa degli ingenti flussi di mezzi, in entrata e in uscita, che genera, fino alla saturazione e congestione delle infrastrutture, con le conseguenze ambientali ormai note (ma evidentemente non abbastanza).

Il sistema della logistica si trova sull’asse del Secchia, non su quello del Panaro, dove si è introdotto un vero e proprio corpo estraneo. Si è modificata la destinazione d’uso dell’area, consentendo di edificarvi un capannone esteso quanto il centro storico di Spilamberto.

Con questa decisione politica, la metodica razionale e logica è completamente scomparsa e le ripercussioni, sia da un punto di vista ambientale sia da un punto di vista sociale, saranno gravissime.

La contropartita pubblica, infine, dov’è? Essa è davvero irrisoria: solo una pista ciclabile! Non è stato contrattato nulla di realmente importante che potesse, almeno in parte, mitigare una scelta così snaturata ed incomprensibile, che stravolgerà la quotidianità della nostra comunità e di quelle delle aree limitrofe.

Mi rivolgo ai cittadini di Spilamberto, ma non solo: non si può più continuare a lasciare certe decisioni nelle mani di una politica che, ad ogni livello, ha dimostrato la totale incapacità di amministrare, gestire e governare il nostro pianeta in modo intelligente e competente. Non può più esistere alcuno scollamento fra diritto politico e diritto naturale-morale. Perciò, come cittadini attivi, dobbiamo iniziare a farci sentire: è un nostro diritto-dovere, poiché è sulla nostra pelle che, in definitiva, si riflettono le conseguenze negative di scelte politiche così inspiegabili.

Maddalena Vandini

 

 

 

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Spilamberto,Cittadinanza Attiva
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