Forum sulle diseguaglianze proposte per uscire dalla crisi…

uguaglianza tre

Intervista all‟ex ministro della Coesione sociale, Fabrizio Barca è sull‟Avvenire a pagina 6 a cura di Nicola Pini. Buona Lettura CSCon il decreto Cura-Italia il governo ha compiuto un «primo passo importante», dando protezione a buona parte delle famiglie italiane. Ma ora serve un secondo atto, per completare l’intervento a favore del lavoro autonomo e per farsi carico di quei 6-7 milioni di lavoratori o disoccupati che allo stato non hanno alcuna tutela. Il Forum Disuguglianze e Diversità propone insieme ad Asvis due misure attivabili subito per completare quel welfare di emergenza che aiuti il Paese a non essere travolto dallo “stop da coronavirus”. «Questa crisi può acuire ancora di più le già molto gravi disuguaglianze del nostro Paese – afferma l’ex ministro Fabrizio Barca, portavoce del Forum – perché i suoi effetti sono diseguali: colpisce il lavoro precario, che viene meno, e le persone più fragili, che hanno meno assistenza. Evitare l’accentuarsi delle disuguaglianze non è soltanto giusto, ma è anche necessario per tutelare la democrazia».

uguaglianza quattro

Di cosa c’è bisogno?
Le ultime misure del governo vanno incontro a 13-14 dei 21 milioni di lavoratori privati italiani, facendosi carico dei loro salari e consentendo così alle imprese di salvaguardare la loro capacità produttiva. Per la prima volta, inoltre, il governo ha incluso i lavoratori autonomi in una prima forma di tutela. La nostra proposta punta a rafforzare questo ultimo intervento e a raggiungere le persone ancora scoperte. Il Sea (Sostegno di emergenza per gli autonomi, ndr) completa l’intervento sui lavoratori indipendenti ampliandone il numero e soprattutto legando l’ammontare del trasferimento a due fattori: da una parte si dà di più a chi ha maggior bisogno, tenendo conto delle condizioni di tutta la famiglia; dall’altra il contributo è parametrato a quanto è caduta l’attività economica, supportando chi ha perso di più per salvare il sistema delle piccole e micro imprese.

uguaglianza due

La seconda misura?
Riguarda quei 6-7 milioni di lavoratori privati precari non raggiunti dalle tutele. Molti li identificano con il lavoro irregolare, il “nero”, ma è un errore. Tra questi lavoratori ci sono circa 2 milioni e mezzo di regolari a tempo determinato che – man mano che scade il contratto – si ritrovano disoccupati e senza coperture, i 2-300mi1a contrattisti a chiamata e i disoccupati che hanno esaurito i mesi della Naspi. Come pure quegli inoccupati che fino a ieri potevano permettersi di non lavorare, protetti da un rete familiare odi comunità che ora mancherà. E poi circa 3 milioni di irregolari. La stragrande maggioranza sono lavoratori costretti a restare nell’irregolarità da un sistema che non funziona, che non ha dato loro alternative. Bisogna evitare che siano portati alla disperazione e che siano preda della criminalità organizzata. Ampliando il reddito di cittadinanza? È un meccanismo che già abbiamo. Non è perfetto, ma permette di partire subito. Li abbiamo chiamato Rem, reddito di cittadinanza per l’emergenza, una variante semplificata e accelerata nella procedura di accesso, con criteri in taluni casi meno stringenti. Ad esempio il patrimonio immobiliare: non dobbiamo costringere le persone a svendere i propri beni durante la crisi. Con quale durata? Entrambe le tutele durerebbero solo per il periodo dell’emergenza, al pari degli altri strumenti introdotti dal governo. Non si rischia di premiare chi lavora in nero? Una percentuale enorme degli irregolari oggi non sta lavorando perché non si può circolare per strada, e comunque le forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli sul territorio. Non bastano i buoni spesa? Finchè non si provvede in modo ordinato a tutelare le persone, si è
costretti a farlo in maniera improvvisata…

uguaglianza

Siamo tra i Paesi con la più alta   ricchezza privata al mondo e dopo poche settimane di blocco già c’è aria di “assalto ai forni”. Come lo spiega?

Arriviamo a questa crisi con un indebolimento dell’economia e con disuguaglianze molto più gravi di quelle del recente passato. Subito prima della crisi del 2008 il tasso di risparmio degli italiani era al 7% del reddito nazionale, oggi è crollato al 2%. Un ventennio fa la metà meno ricca delle famiglie italiane, il 50%, possedeva il 10% delle
ricchezza nazionale, oggi ne ha il 5%. Intanto la quota posseduta dai 5mila adulti più abbienti è salita dal 2% al 7%. Abbiamo sottovalutato la crescita delle disuguaglianze e oggi una crisi come questa non aspetta, morde subito

 

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