Titolo V. Autonomia differenziata. La proposta ( Bocciata) di Renzi non era del tutto sbagliata!!

17 marzo

Materiale. Passata la “buriana” del Corona Virus si dovrà seriamente ragionare sugli assetti istituzionali di questo Paese. Pubblichiamo il testo/commento  delle proposte d modifica del Titolo V della Costituzione  avanzata a suo tempo da   Renzi/Boschi. A nostro parere era l’unica parte

quasi condivisibile della sua controriforma , comunque non tale da dover “ingugnare” un progetto complessivamente nefasto. Stupisce il presidente Bonaccini che prima ha sostenuto la  proposta Renzi/Boschi ( Riduzione dei poteri delle Regioni e affermazione del principio di superiorità dello stato nazionale) ed  ora vuole l’autonomia differenziata.  Buona Lettura cs 

17 marzo due

Da Wikipedia 

Proposte di modifica rilevanti riguardavano anche il Titolo V della Costituzione, relativo al rapporto fra lo Stato e gli enti locali. La medesima materia era stata oggetto di una precedente revisione costituzionale, approvata dal referendum popolare dell’ottobre 2001, con la quale si era cercato di aumentare il decentramento amministrativo italiano. Con la riforma Renzi-Boschi invece si voleva riaffermare un nuovo accentramento, riportando in capo allo Stato la competenza legislativa in diverse materie ed introducendo una “clausola di supremazia” statale.

Veniva rimossa dalla Carta costituzionale ogni riferimento alle province, eccetto quelle autonome di Trento e di Bolzano. Ciò rappresentava un nuovo passaggio nel processo di sostituzione di tali enti con le città metropolitane, già inserite in Costituzione con la riforma del 2001, la cui concreta istituzione iniziò in diverse regioni italiane con l’entrata in vigore della legge n. 56 del 7 aprile 2014, anche nota come legge Delrio, che avrebbe continuato a disciplinare anche l’ordinamento delle province fino all’emanazione delle norme attuative successive l’eventuale promulgazione della riforma.( La scelta di rimuovere le Province era  sbagliata NDR CS)

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All’articolo 116, ai fini dell’eventuale concessione di condizioni particolari di autonomia alle regioni, con legge approvata da entrambe le Camere, era richiesto che la singola regione si trovasse in una «condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio».Veniva inoltre ridotto l’ambito delle materie nelle quali avrebbero potuto essere attribuite particolari forme di autonomia alle regioni ordinarie.

All’articolo 117 venivano soppresse le materie di legislazione concorrente tra Stato e regioni (in cui la potestà legislativa spetta alle regioni, salvo che per la determinazione dei “principi fondamentali”, riservata alla legislazione dello Stato): queste materie sarebbero state redistribuite tra competenza esclusiva statale e competenza regionale. La maggior parte sarebbero state aggiunte alla lista delle materie la cui legislazione esclusiva spetta allo Stato, tra cui: mercati assicurativi; programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; previdenza complementare e integrativa; tutela, sicurezza e politiche attive del lavoro; commercio con l’estero; ordinamento sportivo, delle professioni e della comunicazione; sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia; infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale.

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Rispetto a istruzione, tutela della salute, governo del territorio, attività culturali e beni culturali (prima materie di legislazione concorrente), sarebbe stato previsto che spettasse alla competenza legislativa esclusiva dello Stato dettare “disposizioni generali e comuni”. Sarebbero stati di competenza delle Regioni: servizi scolastici e promozione del diritto allo studio, anche universitario; programmazione e organizzazione dei servizi sanitari; pianificazione del territorio regionale, mobilità al suo interno e dotazione infrastrutturale; disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali e della promozione dei beni culturali. Anche le politiche sociali e il turismo sarebbero diventate materie su cui lo Stato avrebbe dettato “disposizioni generali e comuni”, mentre sarebbe spettato alle regioni la programmazione e organizzazione dei servizi sociali e la valorizzazione e organizzazione regionale del turismo. Rispetto alla finanza pubblica, sarebbe spettato allo Stato il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, mentre alle regioni la regolazione in ambito regionale delle relazioni finanziarie tra enti territoriali ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Sarebbero spettati inoltre alle Regioni: la promozione dello sviluppo economico locale e l’organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese; la rappresentanza delle minoranze linguistiche; ogni materia residuale non espressamente riservata alla competenza legislativa dello Stato.  Nelle materie in cui la competenza legislativa esclusiva dello Stato fosse stata limitata alle “disposizioni generali e comuni”, che si sarebbero sostituiti ai “principi fondamentali” delle vecchie materie di legislazione concorrente, si sarebbe configurata una nuova forma di “co-legislazione” da parte dello Stato e delle Regioni.

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Sempre all’articolo 117 era introdotta la cosiddetta “clausola di supremazia” che prevedeva (anche per le materie non di competenza statale) l’intervento del Governo qualora lo avesse richiesto «la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale».
All’articolo 118, ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza delle funzioni amministrative, erano aggiunti principi di «semplificazione e trasparenza dell’azione amministrativa, secondo criteri di efficienza e di responsabilità degli amministratori».

All’articolo 120, sul potere sostitutivo del Governo nei confronti degli enti locali, era introdotta la formulazione di un parere da parte del Senato e sarebbe stato affidato alla legge il compito di stabilire «i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell’ente».

All’articolo 122, per gli emolumenti ai componenti degli organi di governo regionali, era introdotto un limite pari a quello dei sindaci dei comuni capoluogo di regione.Altra disposizione concernente i costi dei consigli regionali era contenuta nelle disposizioni finali del disegno di legge  che al comma 2 vietavano la corresponsione di rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.( Qui siamo in piena demagogia la politica deve ridurre i costi, ma è un bene pubblico ed un po’ va finanziata, altrimenti chi ha più soldi fa politica a scapito di chi non ne ha! NDR CS)

Secondo l’articolo 126, per il decreto di scioglimento dei consigli regionali, si sarebbe adottato il parere del Senato e non più di una commissione di deputati e senatori. 

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