Coronavirus. Non Siamo ancora al picco!

virus alfa

Rilanciamo un   testo interessante .Da leggere CS

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Hubei è una provincia centrale della Repubblica Popolare cinese di circa 60
milioni di abitanti e la città – prefettura di Wuhan, capoluogo di Hubei, ha una
popolazione di poco più di 11 milioni di abitanti.
Trattasi dunque di un campione numericamente simile al dato della
popolazione italiana (60 milioni) e a quello delle due Regioni italiani più colpite :
Lombardia e Veneto con poco meno di 13 milioni di abitanti.

La Cina ha registrato una sensibile diminuzione del numero di nuovi casi. Ieri,
infatti, ha registrato 22 nuovi decessi da coronavirus, livello più basso mai
registrato dall’inizio della raccolta dei dati sull’epidemia avviata a gennaio. Negli
ultimi aggiornamenti, la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) ha riferito che i
contagi aggiuntivi si sono attestati a 40, tutti nell’Hubei, la provincia epicentro
della crisi, mentre nessuno, per il secondo giorno di fila, nel resto del Paese. I
contagi sono saliti e 80.735, i morti a 3.119 e i guariti saliti al 72%, pari a 58.600
(+1.535 solo ieri). Infine, altri 4 casi di infezioni importate, per totali 67.

In Italia, invece, l’andamento della pandemia è in crescita e sembra ancora
lontano il picco della curva di distribuzione normale. Stasera la protezione civile,
alle ore 18, ha comunicato un incremento dei casi del 25% rispetto alla giornata
di Domenica 8 Marzo e la curva della distribuzione normale appare tuttora in
crescente salita.

In Cina, però, dalla mezzanotte del 12 febbraio nel distretto di Zhangwan a
Shiyan è vietato per chiunque uscire di casa. Nella provincia di Hubei, dove si
trova la città focolaio dell’epidemia di coronavirus, Wuhan, come nel resto nelle
zone colpite del Paese, tutti gli edifici devono rimanere completamente chiusi
per ridurre i movimenti delle persone e quindi i rischi di contagio. I quartieri,
riferiscono i residenti, sono sorvegliati da guardie. “Non ha un grande impatto
sulla nostra vita, tranne per il fatto che non ci è permesso uscire”, dichiara
un’abitante dell’area Xu Min. Secondo le autorità i comitati di vicinato locali
distribuiscono i generi di prima necessità a orari prestabiliti e a prezzi fissi e
aiutano i residenti ad acquistare medicinali se sono strettamente necessari.

La “guerra del popolo al coronavirus” in Cina passa anche dall’intelligenza
artificiale. Dal 2017 il paese ha sensibilmente aumentato gli investimenti nelle
tecnologie sanitarie, soprattutto in campo diagnostico. Da una piattaforma
condivisa di imaging medico a un robot intelligente (qualificato dall’ordine dei
medici cinese), sono diverse le tecnologie che sono state messe in atto per
contenere l’epidemia. Tra gli altri, un software che sta aiutando grandi città
come Shenzhen e Chongqing a prevedere i numeri del contagio con un grado di
accuratezza di oltre il 90%.

In Italia, invece, come abbiamo visto dai documenti televisivi sulla movida ai
Navigli di Milano o nelle vie di Napoli, continua incontrollato l’assembramento
di persone, nel totale disinteresse dei giovani dell’aperitivo, convinti di essere
immuni dal contagio. I decreti del governo sembrano essere assunti come le “
grida manzoniane” al tempo della peste a Milano.
I nostri ospedali, dove operano instancabilmente i medici e gli infermieri, le
sale attrezzate per le cure di rianimazione, specie in Lombardia (la regione sin
qui più colpita dal virus) sono al limite della capacità operativa. Si rischia
davvero che il numero dei casi dei contagiati positivi con gravi sintomatologie
respiratorie, non possa essere più sopportato dal sistema sanitario costretto a
scegliere, come in guerra, tra chi salvare e chi lasciar morire . Unico rimedio, in
assenza di farmaci e in attesa del vaccino, osservare da parte di ciascuno di noi
scrupolosamente le indicazioni previste dai decreti del governo, riducendo ai
minimi le possibilità di contatto tra le persone.

Sino ad oggi la reazione della gente, specie nelle zone più colpite, è stata di
grande responsabilità civica, mentre, soprattutto nella fascia giovanile, tanto al
Nord che al Sud, sembra meno diffusa la consapevolezza della gravità e serietà
della situazione. Guai se prevalessero i nostri peggiori caratteri che ci facevano
apparire agli occhi di Winston Churchill, come quelli di “un popolo che perde le
partite di calcio come se fossero delle guerre e perde le guerre come se fossero
delle partite di calcio”.

Non sono mancati episodi di confusa e contraddittoria comunicazione da
parte di alcuni responsabili delle autorità centrali e regionali, causa della fuga
precipitosa da Milano e dalla Lombardia, di molti cittadini meridionali, verso le
loro regioni nella notte di Sabato scorso; potenziali diffusori-amplificatori del
contagio del virus.
Qualche amico aveva già sollecitato la richiesta di dimissioni del governo, alla
quale ho eccepito col detto veneziano: “ xe pezo el tacon del buso”. Dovremmo
tutti avere consapevolezza che siamo in guerra contro un nemico imprevedibile
e che sfugge ai nostri controlli e della necessità che tutti i cittadini assumano
comportamenti responsabili. Guai cambiare il comando mentre si combatte. Ora
serve unità e responsabilità. Ci sarà tempo per dividerci, ma ora combattiamo
tutti INSIEME.
Ettore Bonalberti
Venezia, 9 Marzo 2020
P.S.: mentre stavo per trasmettere la mia nota, in tarda serata, il Presidente del
consiglio Giuseppe Conte comunicava in TV che stava per firmare il DPCM con
cui si estendevano in tutto il Paese i provvedimenti già assunti per la Lombardia
e le altre realtà provinciali del Nord Italia dichiarate “zone arancione”. Ora non ci
sono più alibi. Dobbiamo restare in casa per rallentare la diffusione del virus,
sperando di raggiungere in tempi ragionevoli il picco del contagio e la discesa
della curva di distribuzione normale.

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