INALCA Le ultimissime osservazioni del Comitato. Lungo ma da leggere!!

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Sotto ulteriore materiale ( presentato al Comune di Castelvetro sulla vicenda INALCA.  Buona Lettura CS

OSSERVAZIONI IN MERITO ALLA DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE N.DET-AMB-2019-5974 DEL 20/12/201 avente ad oggetto l’aggiornamento dell’AIA rilasciata alla ditta INALCA S.p.A.

PREMESSA – IL CONTESTO TERRITORIALE
Il Comune di Castelvetro è ricco produzioni tipiche di pregio (ciliegia, lambrusco, aceto balsamico) e, grazie alla bellezza del suo centro storico, alla varietà delle iniziative che vi si svolgono, alle numerose attività agrituristiche che si sono sviluppate è meta di un flusso turistico importante per l’economia del territorio, testimoniato dall’ attribuzione della bandiera arancione del TCI.
Purtroppo, in particolare nella zona di Settecani, l’equilibrio ambientale e la vivibilità per la popolazione residente è in parte compromessa da vari fattori di inquinamento:
traffico – i dati Arpae, derivati dalla rilevazione del traffico a Settecani nel periodo settembre – ottobre 2016, riportano più di 15.000 veicoli medi/g. feriale di cui otre 1.500 camion e autoarticolati che posizionano Settecani, quanto a inquinamento da polveri sottili e No2 (biossido di azoto) a livello della via Giardini di Modena, pur essendo la frazione ubicata in zona circondata da campagna e quindi sufficientemente aperta alle correnti atmosferiche;
emissioni odorigene e non di altre aziende, in particolare del settore carni e derivati, ubicate in comune di Catelnuovo Rangone. L’Assessore all’ Ambiente di questo comune ha recentemente dichiarato alla stampa che, nel 2020, si procederà ad una nuova rilevazione delle emissioni odorigene in quanto, nel 2019, sono aumentate le lamentele della cittadinanza riferite alla percezione delle stesse;
la stessa ditta Inalca, per sua stessa ammissione e secondo quanto riportato al punto C2.1.1 della determina oggetto di queste ossevazioni, già contribuisce alle “emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera (NOx, CO2, materiale particellare, SOV) e sostanze odorigiene” mediante “emissioni convogliate, diffuse e fuggitive”;
più in generale si rileva come i Comuni di Castelnuovo Rangone e Spilamberto sulla base della Legge Regionale n.51/2011, siano inseriti in zona rossa (sforamento limiti PM10 –polveri sottili e NO2) e Castevetro in zona arancione (superamento dei limiti di PM10);
sotto l’aspetto del patrimonio idrico, la stessa determina ARPAE di cui all’oggetto definisce la “parte di territorio in cui ricade il sito del nuovo impianto ad “ALTA vulnerabilità all’ inquinamento degli acquiferi”, con presenza tutt’altro che trascurabile di cloruri, ferro, manganese, ammoniaca, nitrati, ecc…
Occorre notare che tutta la prima parte della determina in oggetto fa costante riferimento al contesto ambientale con dati risalenti al 2011 e, quindi, non del tutto plausibili oggi in quanto è difficile credere che i valori degli inquinanti si siano rimasti inalterati negli ultimi 9 anni.
Il quadro complessivo sopra delineato lascerebbe pensare che, nel nostro territorio, gli insediamenti produttivi dovrebbero essere tenuti ad adottare maggiori cautele e le migliori soluzioni messe a disposizione dalla tecnologia, per minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente e la salute delle popolazioni interessate.

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VIA E AIA
La determinazione ARPAE oggetto di queste osservazioni riporta quanto segue ( pag.3 di 6):
“il progetto inerente l’ulteriore attività di rendering prevista presso l’impianto (è stato) approvato a seguito di procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) con Delibera della Giunta Provinciale di Modena n.2018 il 26/06/2012”;
“preso atto che…… il gestore dichiara che il suddetto impianto di rendering è autorizzato ma non esistente”;
“verificato che l’ efficacia temporale della VIA è fissata nel citato provvedimento in cinque anni dal 26/6/2012 (quindi fino al 26/06/2017). Trascorso tale periodo, salvo proroga concessa dall’ autorità competente su istanza del proponente, la procedura di VIA deve essere reiterata”;
“considerato che non risultano agli atti istanze di proroga”;
“vista la nota trasmessa dalla Ditta il 27/12/2018……….(in cui) il gestore dichiara che l’impianto……. non è stato realizzato e che pertanto le prescrizioni contenute (nelle Determina del 31/08/2018) da 17 a 37 e da 43 a 57 devono ritenersi non più attuali”;
“valutato che alla luce di quanto sopra riportato l’ impianto di rendering oggetto della procedura di VIA non può essere realizzato se non previa reiterazione della procedura di VIA;
ritiene “pertanto(??) necessario procedere all’ aggiornamento dell’ AIA vigente, sostituendola al fine di stralciare ogni riferimento all’ impianto di rendering…” (pag 3 di 6);
”Pertanto nel presente atto si procede ad eliminare qualsiasi riferimento all’ impianto di rendering e alla relativa attività di eliminazione o recupero di carcasse e residui animali….” (Allegato 1 pag 2 di 54)
In sostanza, secondo ARPAE: il rendering non si può più fare perché è scaduta la VIA, quindi si autorizza un impianto che è un rendering a tutti gli effetti (vedi punto successivo) ma non ha un nome preciso, così abbiamo una semplice modifica “NON SOSTANZIALE” alle autorizzazioni precedenti.
Si tratta, evidentemente, di una finzione semantica e di uno strappo rispetto alle normative vigenti. Se la VIA è scaduta, logica vorrebbe che fosse reiterata con il percorso conseguente perché, come dimostriamo al successivo punto 2), le lavorazioni foriere di inquinamento odorigeno restano le stesse del RENDERING autorizzato sulla base di una VIA scaduta e mai costruito. Adottando pedissequamente le argomentazioni dell’azienda, con l’autorizzazione in oggetto, si vanno a ridurre drasticamente le soluzioni tecniche e le cautele volte ad abbattere gli effetti negativi sull’ ambiente.

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2) PERCHE’ IL NUOVO IMPIANTO E’ UN RENDERING
La stessa ditta INALCA ammette, al punto 4 della “Comunicazione Modifica di AIA”, che “questo impianto di trasformazione e valorizzazione di prodotti alimentari differisce di poco da quanto già autorizzato in precedenza”, ovvero con le Determinazioni n.231 del 21/06/2012 e n. 441 del 31/08/2018. Dette determinazioni autorizzavano anche l’attività “ELIMINAZIONE E RECUPERO DI CARCASSE E RESIDUI ANIMALI (RENDERING)”.
A pag. 14 di 64 della det.n.441 del 31/08/2018 (precedente a quella di cui si tratta nelle presenti note) il capitolo intitolato IMPIANTO DI RENDERING descrive un processo produttivo del tutto simile (trattamento di materiale osseo, materiali molli-tessuti e grasso per produzione di grassi e farine) a quello della determina oggetto delle presenti osservazioni. Il fatto che il nuovo progetto non comprenda più i residui animali di CATEGORIA 1 non può essere, di per sé, indicativo di una minore produzione di fattori odorigeni.
ARPAE, sulla base delle metodologie nazionali in materia di MTD (Migliori Tecniche Disponibili), nell’ allegato 1 alla determina in oggetto, definisce un RENDERING, come un “impianto di fusione di sotto prodotti animali”. Il processo produttivo descritto configura proprio questa situazione, come tutti gli altri rendering presenti nella zona, in particolare nelle aziende del settore in territorio di Castelnuovo Rangone.
La determina ARPAE oggetto delle presenti osservazioni fa proprie integralmente le dichiarazioni della Ditta INALCA secondo cui, non essendo stato costruito il RENDERING precedentemente autorizzato, le principali prescrizioni contenute nelle precedenti autorizzazioni “devono ritenersi non più attuali”. Infatti motiva l’aggiornamento dell’AIA “al fine di stralciare ogni riferimento all’ impianto di rendering” (pag.3 di 6)
Questa operazione appare puramente nominalistica ed arbitraria in quanto non supportata da modifiche sostanziali al processo produttivo del nuovo impianto rispetto a quello del RENDERING precedentemente autorizzato.
L’affermazione della Ditta INALCA e cioè che “non si prevede la formazione di arie maleodoranti in quanto l’impianto tratterà esclusivamente matrici alimentari” non può essere accettata. Queste “matrici alimentari” sono infatti le stesse di cui all’ AIA del 2012 riguardante il RENDERING (quindi GRASSI, OSSA, TESSUTO CONNETTIVO E PARTI MOLLI con la sola esclusione delle carcasse intere e degli scarti di CAT 1). E’ quindi scontato che il processo di lavorazione produrrà emissioni odorigene come avviene in tutti gli altri rendering della nostra zona, le cui emissioni di cattivi odori sono avvertite da gran parte della popolazione dei 3 Comuni di Castelnuovo, Castelvetro e Spilamberto.
Sulla base di questa (a nostro parere) errata interpretazione, vengono cancellate le prescrizioni più stringenti contenute nelle precedenti autorizzazioni, compresa quella del 31/08/2018.
La determinazione di aggiornamento dell’AIA emessa il 20/12/2019 elimina infatti tutte le “PRESCRIZIONI SPECIFICHE ALL’ IMPIANTO DI RENDERING” e rende molto più blande quelle relative ai “REQUISITI DEL SISTEMA DI MISURA DELLE EMISSIONI” che erano contenute nelle autorizzazioni precedenti.

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Ad esempio:
A) viene eliminata l’applicabilità della normativa che prescrive, come MTD (Migliori Tecniche Disponbili), per gli “impianti di fusione dei sottoprodotti animali (RENDERING)”, “NEI CASI DI PRESENZA DI SOSTANZE ODORIGENE LA COMBUSTIONE IN CALDAIA O IN UN REATTORE DI OSSIDAZIONE” OVVERO UN TERMODISTRUTTORE O POST COMBUSTORE (pag. 28 di 54 DET 20/12/2019 ). Nella situazione attuale gli impianti Centri Flow, Centri Bone e la linea di lavorazione grassi fusi presentano un limitato impatto odorigeno probabilete perché, come da Det n°509 del 12/12/2011 della Provincia di Modena, le emissioni prodotte negli impianti suddetti vengono inviate come arie comburenti nei motori esistenti di cogenerazione. Questo sistema presenta una efficienza di abbattimento indubbiamente superiore a quella dello Scrubber proposto.
B) il precedente obbligo di chiusura e tenuta in aspirazione di tutti le fasi del processo viene, nella nuova AIA, derubricato ad un impegno aziendale generico a tener chiuso l’edificio, tranne durante le operazione di carico e scarico della materia prima in ingresso,” facendo in modo di ridurre al minimo le eventuali emissioni diffuse” (pag 18 di 54 DET 20/12/2019).
C) eliminata anche la prescrizione della precedente autorizzazione che imponeva la tenuta in aspirazione e la filtrazione delle polveri dei silos di stoccaggio delle farine (prescrizione n.18, DET 31/08/2018)
D) sparisce il divieto di “qualsiasi emissione di aria provenienti dai locali del rendering, dai macchinari e dagli sfiati di silos e serbatoi” senza preventivo processo di combustione (prescrizione n° 20 DET. 31/08/2018);
E) viene superato l’obbligo di presentare il bilancio delle arie raffrontando quelle prodotte e quelle effettivamente trattate (prescr.n.21 DET. 31/08/2018);
F) sono rese meno cogenti le procedure da seguire in caso di fermate e/o di avarie (prescrizioni nn. 22, 23,24,25,26,27 dell’AIA 31/08/2018;
G) vengono depotenziate infine le prescrizioni sulle modalità di registrazione e di controllo quali-quantitativo delle emissioni rendendo di fatto più aleatoria, per la stessa ARPAE e per gli altri enti interessati, la possibilità di controlli sulla base di parametri e dati certi. (prescrizioni nn.30,31,32,33,34, 35,36,37,43,44,45,46,47,48,49,50,51,52,53,54,55,56,57 dell’AIA 31/8/2018. Dette prescrizioni prevedevano, fra l’altro, che “La messa in esercizio del processo di rendering dovrà avvenire solamente dopo la piena funzionalità del sistema di monitoraggio delle emissioni”(prescrizionen.51). Era prevista inoltre l’ effettuazione di un’INDAGINE OLFATTOMETRICA dopo 6 mesi dalla messa in attività dell’ impianto e, successivamente, con cadenza annuale (prescrizioni nn.36 e 37).
Tutto sparito o sminuito sulla base dell’assunto, non dimostrato e non dimostrabile, che ci troveremmo in presenza di un impianto che non sarebbe un RENDERING. Si verifica così l’accettazione di parametri e affermazioni aziendali tutte da verificare e che, a nostro parere, sottostimano ampiamente gli impatti in termini ambientali del nuovo impianto.
3) Protezione del personale addetto – Igiene Ambientale – Emissioni Diffuse
Il progetto aziendale non presenta alcun dato relativo alla qualità dell’aria all’interno dell’impianto. Non viene infatti specificato il numero dei ricambi aria ogni ora negli ambienti di lavorazione che, nell’autorizzazione del 2012 era stato proposto dalla stessa INALCA in 3 ricambi ogni ora. In assenza di questi dati, non è possibile avere elementi certi per quanto attiene alla protezione dei lavoratori addetti. La tenuta in depressione degli ambienti di lavoro, consente anche di minimizzare le eventuali emissioni diffuse.

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4) LE MIGLIORI TECNICHE DIPONIBILI (MTD/BAT)
D.LGS. 152/06 – Art.5 definizioni
“Migliori Tecniche Disponibili (Best Available Techniques -BAT): la più efficiente e avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche a costituire, in linea di massima, la base dei valori limite di emissione e delle altre condizioni di autorizzazione intesi ad evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso”.

Non sono in grado di accertare se l’AIA del 20/12/2019 contenga effettivamente, per tutte le fasi del processo di lavorazione, la prescrizione di impiego di MTD: mi sembra che, a volte, ci si basi ancora su formulazioni generiche e labili impegni aziendali, non agevolmente controllabili.
Un aspetto determinante del processo riguarda l’abbattimento delle EMISSIONI ODORIGINE CONVOGLIATE E DIFFUSE.
E’ noto che le MTD prevedono per “un impianto di fusione di sottoprodotti animali (rendering) la combustione in caldaia e/o combustione in un reattore di ossidazione (detto anche termodistruttore o postcombustore). Lo “SCRUBBER” (sistema di abbattimento a umido), previsto dal progetto aziendale, non rientra fra le MTD per questo tipo di impianto.
Prova ne è una ricerca effettuata dalla stessa ARPAE relativamente al “Progetto Odori” del Comune di Castelnuovo Rangone, pubblicata nel 2017 e disponibile sul sito web dello stesso Comune.
In detta ricerca si evidenzia che i termodistruttori installati nei rendering delle aziende del territorio coinvolte nel progetto, realizzano abbattimenti delle emissioni odorigene nell’ ordine del 99%, mentre gli Scrubber arrivano a malapena al 30-35%.

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5) IL RUOLO DEL COMUNE DI CASTELVETRO
L’impianto di cui alla determinazione Arpae in oggetto insiste sul territorio del Comune di Castelvetro. E’ altresì evidente che le emissioni prodotte si diffonderanno su territori e popolazione dei Comuni limitrofi di Castelnuovo Rangone, Spilamberto.
Il Comune di Castelvetro ha adottato una variante alle N.T.A. del PRG, relativa agli impianti a biomasse. L’art.2 di detta normativa recita: “Le centrali a biomasse dovranno essere dotate di un postcombustore sulle emissioni al fine di garantire l’ abbattimento degli odori derivanti dai processi che procedono il funzionamento dei motori”. Orbene questi processi, in un impianto che produce energia da biomasse, ad es. di origine animale, sono quelli che si realizzano nel RENDERING.

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Ci rendiamo conto che questa normativa non è formalmente applicabile al caso di specie che, ciò non di meno, è del tutto assimilabile.
Chiediamo quindi all’ Amministrazione Comunale di Castelvetro di farsi promotrice della stessa posizione anche in questo caso, nell’ambito della Conferenza dei Servizi.
In questa sede, infatti, a norma del citato D.LGS. 152/06 dovranno essere acquisite le prescrizioni del Sindaco di cui agli artt.216 e 217 del Regio Decreto 27 luglio 1934, n.1265. Tale normativa conferisce al Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale, il potere di intervenire come previsto dai citati articoli, riportati di seguito:
Art. 216. Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi. La prima classe comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato………..
Chiunque intende attivare una fabbrica o manifattura, compresa nel sopra indicato elenco, deve quindici giorni prima darne avviso per iscritto al podesta’ (Sindaco ndr), il quale, quando lo ritenga necessario nell’interesse della salute pubblica, può vietarne l’attivazione o subordinarla a determinate cautele.
Art. 217. Quando vapori, gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbri che, possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podesta’ prescrive le norme da applicare per prevenire o impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza. Nel caso di inadempimento il podesta’ (Sindaco ndr) puo’ provvedere di ufficio nei modi e termini stabiliti nel testo unico della legge comunale e provinciale
Va rilevato che il tipo di attività industriale (es. macelli e industrie di lavorazione carni) e svariate attività della Ditta INALCA, comprese quelle dell’impianto oggetto dell’aggiornamento AIA di cui alle presenti osservazioni, (es. estrazione e lavorazione di grassi animali, lavorazione sangue animale) presentano le caratteristiche per ricadere nella previsione del D.M. 5/09/94 come LAVORAZIONI INSALUBRI di prima o seconda classe

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6) PROPOSTE
Dichiariamo in premessa di NON avere alcuna contrarietà pregiudiziale al progetto oggetto della determinazione ARPAE del 20/12/2019.
A tutela della vivibilità del territorio e della salute delle popolazioni interessate, sulla base delle osservazioni presentate proponiamo che vengano attivate le seguenti misure di minima, oltre a quelle già previste nell’ aggiornamento AIA di cui sopra:
6.1) prescrizione dell’installazione di un POSTCOMBUSTORE (anziché di uno SCRUBBER) per abbattere le emissioni odorigene;
6.2) obbligo della chiusura e della tenuta in aspirazione/depressione di tutte le aree di ricevimento, scarico, lavorazione e dei relativi macchinari; ripristino del divieto di qualsiasi emissione di aria, non convogliata all’ impianto di abbattimento proveniente dai locali di scarico, ricevimento, stoccaggio, lavorazione, dai macchinari, dagli sfiati e dai serbatoi;
6.3) applicazione delle precedenti prescrizioni da 17 a 37 e da 43 a 57 della DET-AMB-2018-4432 del 31/12/2018 con adozione integrale delle MTD in tutte le fasi produttive e per tutti i macchinari, serbatoi, depositi, stoccaggi da cui possano fuoriuscire emissioni maleodoranti;
6.4) indagini olfattometriche sia strumentali che soggettive fra le popolazioni interessate: la prima entro il primo semestre dalla messa a regime dell’impianto, quelle successive con cadenza annuale a carico di ARPAE e del Comune di Castelvetro con metodologia condivisa con un campione di popolazione interessata. In assenza di precise normative che pongano limiti in termini quantitativi si propone di assumere e quantificare il criterio qualitativo di “stretta tollerabilità” individuato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.36905 del 18/06/2015 e/o di fare riferimento a normative emesse da altre realtà regionali (DGR Regione Lombardia n° IX / 3018 del 15/02/2012).

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Comitato “No Impianti Biomasse Terre di Castelli”
Via Destra Guerro 60/3
41014 Castelvetro (Modena)
Facebook: https://www.facebook.com/comitatonoimpiantibiomassetdc/
BLOG: http://comitatonoimpiantibiomassetdc.blogspot.it/
E-mail: comitatonoimpiantibiomassetdc@gmail.com

 

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