Non Toccatemi “Bella Ciao”

paper treQuesta mattina mi sono alzato/ o Bella Ciao Bella Ciao Bella Ciao Ciao/ questa mattina/ mi sono alzato/ e ho trovato l’’invasor”.
Ho letto qualche sproposito nella “rete prossima” circa la canzone Bella Ciao. Una canzone che ha una capacità di inclusione notevole.

Questo canto amaro è la lamentazione di chi non vuole la guerra, la subisce e reagisce. Un canto amaro nei contenuti ma che nel ritmo suscita speranza. Un canto che parla al cuore, che si reinventa e che è diventato nel 2019 in tutto il mondo il canto di chi lotta, si ribella, e non vuole ingiustizie.

Colonna sonora della Casa de Papel, reincisa da Tom Waits, remixata da DJ Steve Aoki, intonata dai migranti sbarcati dall’Open Arms ,hit dell’estate in Germania e in Francia, la canzone più associata alla Resistenza italiana vive da tempo una nuova giovinezza. “Una canzone popolare antifascista italiana per l’era Trump”, la acclama Rolling Stone.

papel dueIl testo “riflette l’idealismo degli italiani che andarono in montagna nel 1943 per lottare contro i tedeschi”, ma i partigiani cantavano: “Fischia il vento” e “altri canti bellicosi”.
“Bella Ciao” è cantata più oggi che non al tempo dei partigiani. Sicuramente non fu l’inno della Resistenza, e gran parte della sua fama è dovuta proprio al fatto che non era una canzone comunista. E la dimostrazione di ciò si ha leggendo Storia della Resistenza Italiana di Roberto Battaglia. Ebbene, in questo libro una decina di pagine è dedicata alle canzoni della Resistenza e tra queste canzoni Bella Ciao non c’è.
Secondo gli etnologi  i titoli delle canzoni partigiane erano: Azzurri, Inno a Mauri, Sui Monti delle Langhe, Strofette Partigiane, Inno del Pompaggio, Sul Ponte del Tanaro, Avanti siam ribelli, Passano i partigiani, Largo ai partigiani, Canto dei primi ribelli. Ma anche qui, di “Bella Ciao” non c’è traccia.
papel unoLa verità è che un Inno della Resistenza non esiste. La guerriglia antitedesca e antifascista tra 1943 e 1945 fu un fenomeno frammentato sul territorio. Qualcuno ( dopo la guerra) ebbe l’idea di rilanciare una canzone partigiana minore e dal testo anodino, che aveva adattato il tema dell’antica ballata Fiore di tomba con la musica e il ritornello di una filastrocca infantile di origine forse trentina. E nacque così il mito di Bella Ciao. Citiamo da Istituto De Martino: «Questo canto partigiano dell’Italia Centrale poco diffuso durante la guerra partigiana, è diventato dieci anni dopo, attorno al 1965 il canto per eccellenza della Resistenza Italiana, essendo accettabile da tutti per il suo contenuto esclusivamente patriottico e l’assenza di accenni a un rinnovamento della società». E adesso è invece diventato una hit rivoluzionaria, che manda in bestia persone che non sanno e probabilmente non l’hanno mai cantata, altrimenti parlerebbero diversamente!

Rielaborazione di BoOm

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