Regioni ed Autonomia Differenziata sospendere per un anno la procedura ed aprire un dibattito nel paese

GIUDITTA ED OLOFERNE ARTEMISIAPubblichiamo l’appello del Comitato in difesa della Costituzione che rappresenta un  punto di vista cristallino.  Questo  testo merita attenzione.  Buona Lettura CS

Appello

Riteniamo ci si debba interrogare, quanto alle procedure in corso sull’autonomia differenziata, a partire dalle pre-intese che riguardano questa specifica Regione. In primo luogo perché più ragionevoli, ma non meno contraddittorie e pericolose, appaiono le richieste avanzate dalla Regione stessa rispetto alle altre; in secondo luogo perché l’attuale crisi di Governo è una preziosa occasione per il Parlamento e le istituzioni regionali per compiere una valutazione conforme a Costituzione sull’intero processo autonomistico ex art. 116, c.3, Cost. Gli elementi critici relativi alle pre intese sinora sottoscritte , sono così riassumibili:

1) La totale opacità del processo, il mancato coinvolgimento di cittadini e opinione pubblica , in un grado che mai si era visto, sul contenuto delle richieste avanzate dalle Regioni e delle diverse bozze di intesa.

2) La pretesa di procedere per le “intese” con la procedura di cui all’art. 8, 3 c., Cost. che di fatto esautora il Parlamento e il suo ruolo . Il Prof. Sabino Cassese, ha affermato al riguardo come sia impossibile “… concepire i rapporti tra Stato e Regioni come se le Regioni fossero ordinamenti giuridici originari e quindi … prendere a riferimento i rapporti tra Stato e confessioni religiose che sono invece ordinamenti originari a-statali e pre-statali” (S.Cassese, in atti del convegno del 19.2.2019 organizzato dai gruppi parlamentari del PD). In tale convegno è stato detto anche che “i gruppi parlamentari del PD si batteranno per assicurare la massima apertura e partecipazione democratica … anche attraverso la tutela delle prerogative di emendamento e di indirizzo delle camere” (atti Convegno cit. p.5).

3) La mancata definizione – da parte del Parlamento- dei criteri e delle condizioni sulla base delle quali le richieste di maggiore autonomia possono essere avanzate e le intese essere sottoscritte. Chi definisce e come si definisce “l’interesse regionale” specifico ad acquisire nuove competenze in armonia con l’obbligo dello Stato a garantire i propri interessi strategici e la propria indivisibilità? E’ legittimo chiedere ed  maggiore od esclusiva autonomia in qualsivoglia materia/competenza concorrente od esclusiva dello Stato sulla base della sola presenza di un bilancio regionale in ordine anche quando tale nuova competenza aggiuntiva poco o nulla ha a che fare con la storia e la specificità della Regione stessa? E’ ammissibile che tali ragioni e condizioni siano autodefinite dalle sole Regioni interessate sulla base di formule generiche?

4) Mancata valutazione degli effetti delle eventuali intese sull’intero sistema inter-istituzionale e sull’equilibrio del bilancio pubblico. Infatti: 1) l’intesa tra una Regione e lo Stato modifica i rapporti tra tutte le altre Regioni e lo Stato stesso; 2) se per es. l’aliquota di compartecipazione ai tributi erariali definita ad avvio delle nuove competenze restasse permanente nel tempo e l’eventuale successivo aumento del gettito restasse acquisito alla Regione l’equilibrio di bilancio sarebbe compromesso e con esso l’uguaglianza dei cittadini nella fruizione dei diritti fondamentali. In tal senso l’affermazione “a saldi invariati” risulterebbe senza fondamento.

5) Insufficiente chiarezza, nel merito delle pre intese sinora raggiunte, riguardo al rapporto tra l’art. 116, comma 3, e l’art, 119 , comma 4 , Cost, e alla mancata attuazione della L.42/2009 : le norme dicono che non è possibile esercitare nuove competenze senza che siano stati definiti i LEP, ai quali è subordinato l’esercizio delle competenze stesse. Una aggiornata attuazione del principio di sussidiarietà regionale deve avvenire nell’ambito e nei limiti definiti dalla contestuale attuazione delle istituzioni dell’uguaglianza di cui all’art. 3 Cost.

6) Il nodo delle competenze concorrenti, irrisolta e avvelenata eredità della riforma del Titolo V Cost., deve ancora essere sciolto. E’ bene ricordare , visto l’enorme contenzioso tra Stato e Regioni prodotto dall’applicazione delle norme ex artt. 116, c.3. e 117 Cost, che la Corte Cost. – con la sua prima fondamentale sentenza , la n. 303/2003 – ha dovuto riaffermare il potere dello Stato di decidere in materia di opere pubbliche “di preminente interesse nazionale” nonostante tale competenza fosse confluita nella potestà delle Regioni. Impossibile non vedere che domani ci troveremmo di fronte, se i contenuti delle richieste di cui alle pre intese (anche dell’Emilia Romagna), dovessero divenire legge , ad un ulteriore esponenziale aumento del contenzioso tra Stato e Regioni su molte tra le materie oggetto dell’attuale tentata devoluzione

Non servono all’Italia né un neocentralismo – del genere di quello proposto dalla riforma costituzionale bocciata il 4 dicembre 2016- né un autonomismo “alla carta” L’avanzare ognuno per conto proprio in assenza di un condiviso quadro di riferimento nazionale, oggi assente, potrebbe contribuire al disordine istituzionale ed alla crescita della diseguaglianza nella fruizione dei diritti fondamentali. In sanità istruzione, assistenza beni culturali e ambiente è , almeno in parte, già così di fatto: ma queste iniziative, invece di porvi rimedio, condurrebbero ad approdi di permanente lacerazione del tessuto nazionale. Regionalizzare alcune funzioni potrebbe favorire processi di declino economico sociale per le stesse Regioni del Nord. Le Regioni tutte dovrebbero invece assieme al Parlamento contribuire a definire un quadro normativo e finanziario di sistema e valutare in quell’ambito se , in maniera più giusta e assennata, avanzare verso forme di differente autonomia regionale. 

Appello dei C.D.C. (Coordinamento Democrazia Costituzionale ) dell’E. R.

 

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