il fascismo indispensabile ad una piazza che teme di scomparire di Maurizio Montanari  

manifestazionePrima che gli dessero buca all’ora di cena, e prima di dichiarare il Pd da trattamento psichiatrico ( certificando dunque il fallimento di quello psicoanalitico lepoldino),  Carlo Calenda aveva capito che la sola salvezza per un partito in caduta libera era l’arruolamento in un grande fronte Repubblicano di stampo antifascista.

Questo progetto, tanto strombazzato quanto vuoto, ha allettato diversi esponenti di spicco della sinistra , attratti dalla possibilità di presentarsi alle europee sgravati dal fardello di un simbolo perdente. Un progetto nebuloso e raffazzonato, pensato da chi ha sofferto di un amnesia selettiva che ha cancellato i vocaboli storici della sinistra oggi usati da altri.  Questo carrozzone tradisce la profonda confusione  che regna nel  Pd e nei cuori di autonominati capi della gauche italica, entrambi impegnati,  in ossequio a ciò che Freud sosteneva,  ad agitare i vessilli ora che le truppe rompono le righe e se la danno a gambe. E’ infatti assodato che buona parte del popolo perso nel bosco, oggi claudicante e disorientato, da il suo sostegno a questo governo giallo verde.

Da anni abituato alle vuote iperboli reziane , ( ‘ la mamma’, ‘ le fake news’ sono solo le ultime, tra le più raffinate)  ha dovuto prendere atto che  quei concetti cari al mondo del lavoro, gettati dal renzismo fuori dal finestrino in corsa come una lattina di birra  accartocciata, sono stati raccattati da altri, e rimessi in circolo. Dove erano questi neo partigiani quando Di Maio sosteneva che le aziende che delocalizzano dopo aver preso denaro pubblico, devono pagare  il loro redde rationem? O quando bandiva la pubblicità del gioco d’azzardo? Erano forse confusi nella folla che, come davanti a Pilato, ne gridava la crocifissione perché  illetterato ? Si , erano li. Nel posto sbagliato della storia. Come fargliene una colpa?  Molti è proprio da li che vengono, figli di quella generazione che credeva di fare il bene del mondo appendendo in camera i poster delle banane equo solidali. Quei dirigenti che hanno sfilato in Piazza , e altri che non vedono l’ora di saltare sul carrozzone, hanno sempre scambio la realtà per un tweet, la disoccupazione come un intoppo accettabile del capitalismo al quale essi sono sempre stati proni. Sanno che oltre i vetri dei loro Suv c’è qualcosa, ma , a causa dei finestrini opacizzati, non sono mai riusciti a metterlo a fuoco. I diritti sindacali non sono da costoro mai stati presi in considerazione quando avevano lo scranno, perché appartengono a quella parte di mondo che vede la sindacalizzazione come un intralcio ( ‘ io sto con Marchionne’ diceva quello pluribastonato dalle urne). Essi non hanno ‘dimenticato’ i giovani, perchè a costoro dei giovani non importa nulla. Il futuro del quale parlano, è il loro futuro.

L’eredità della quale cianciano, è quella alla quale essi aspirano, con le loro liste bloccate alle europee e la loro sete di potere senza fatica. In quella piazza caricata di pulman con merenda e cestino, non si è mai andati oltre lo slogan, dovendo ripescare il tritatissimo motto renzicalatista ‘ uniti contro l’odio’.

 

Che fare, se hai governato anni senza risultati da vantare, e tutta Italia o quasi è andata nottetempo a votarti contro? Che dire se non hai nulla da dire? Come sperare nel grande Fronte Repubblicano Antifascista che ti permetta di imbucarti alle Europee ?

Tanto vale allora buttare tutto in vacca. Tutti in piazza oggi! Fascismo! Fascismo! Ciò che essi non capiscono, ciò che non conoscono, chiamano fascismo. E fascisti tutti coloro i quali, da ex elettori di sinistra, ascoltano increduli il loro desueto lessico tornare in auge. La minaccia nera delocalizzata fuori le mura assolve al bisogno di edificare un nemico incombente , il solo  che possa tenere incollate le fragili pareti del loro CLN privo di fondamenta, altrimenti destinato a collassare come il castello di Sauron. Nulla come un nemico può tenere assieme un gruppo, è questa la lezione freudiana. La loro miopia politica ascrive il consenso che questo governo miete ad agenti sovrannaturali, o ai piovaschi, what else?  Nella loro interpretazione i lividi fomentatori di rabbia,  una volta al potere, avrebbero magicamente piegato le masse al loro volere come Saruman con le folle di Uruk ay.

La verità è che non si tratta di un montante di destra improvvisamente divenuto maggioranza nel paese, ma di qualcosa che preesisteva alle  loro lenti opache ed incapaci di leggere il quotidiano  Perché svegliarli?  Perché dirgli che essi sono causa della fuga del popolo verso le braccia di Conte?  Se avessero dedicato tempo a leggere il rapporto Censis del 2017 , si sarebbero resi conto che quel rancore sociale diffuso  poteva sfociare in odio di massa se non governato, ascoltato. Ma questo essi non lo hanno saputo fare. E’ stato  piu’ semplice dare per certe truppe di camerati col fez che puntano al cuore della democrazia. Questi novelli De Gaulle non si sono manco resi conto di quanto veloce è stato quell’attimo in cui popolare è diventato populista, in cui il bisogno è diventato una necessità. Intenti a biascicare le loro parole stantie (  ripartiredalbassoparlareallagggenteandareinperiferia ) si sono trovati costretti a vedere in faccia gli occhi, le mani, le urla di quella gente tanto declamata e mai davvero ascoltata. Questi leggono Veltroni e Recalcati, mica Steinbeck. Per questo nella loro ottica da spioncino la fame delle persone, la rabbia per i posti di lavoro persi, per i diritti negati, per una pensione divenuta chimera, si sono tramutate in un  eja, eja, alalà che risuona in quelle città che non hanno quasi mai abitato, spesso paracadutati in aula forti di pluricandidatute in collegi multipli e blindati. La manifestazione a Roma era l’Italia che non ha paura?’ . I soli ad avere paura di scomparire, sono loro.  E mai timore fu piu’ fondato!

 

 

 

 

 

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