Amazon a Spilamberto:la condizione dei lavoratori. Da leggere!!

sfruttatori uno

Il silenzio delle istituzioni e le preoccupazioni per i lavoratori.In pochi giorni il .Consiglio Comunale di Spilamberto ha approvato il piano della multinazionale Vailog per l’insediamento di un polo logistico di Amazon nella località Rio Secco  a Spilamberto. L’impatto stimato sull’occupazione dovrebbe riguardare circa 400 assunzioni per il sito logistico. Il dato è stato salutato come un’occasione irripetibile per il territorio. Tuttavia, nessuna questione sulla qualità dell’occupazione è stata sollevata. Al contrario, da alcune indiscrezioni filtrate sui social da parte di esponenti del Consiglio Comunale di Spilamberto pare che solo il 20 % degli occupati verranno contrattualizzati con un regolare contratto a tempo indeterminato. Se la notizia fosse vera – e non ci sarebbe ragione per dubitarne – saremmo davanti ad una politica di precarizzazione di massa, che stride con gli annunci mirabolanti di larga parte degli attori istituzionali.

Tanti, troppi, sono i punti interrogativi che l’insediamento Amazon si porta dietro.

Cominciamo ad analizzarli punto per punto.

sfruttatori dueIl capitolo Assunzioni.

Restano inevasi gli aspetti legati alle tipologie di assunzioni del personale alle dipendenze di Amazon. Ad oggi non si conosce nulla sulle fattispecie contrattuali con cui verranno assunti i lavoratori. Un punto che andrebbe invece approfondito, visto che Amazon non è nuovo a forme di impiego della manodopera, precarie e discontinue. Da verifiche recenti dell’Ispettorato del lavoro sulle sedi italiane del colosso dell’e-commerce risulta che Amazon ha ampiamente superato la soglia legale di personale assunto in regime di somministrazione. E’ utile ricordare che la somministrazione è una modalità di impiego della manodopera funzionale a scaricare i rischi del ciclo di produzione (quindi la contrazione dei profitti) sui lavoratori, consentendo alle imprese di sostituire manodopera senza incorrere nei vincoli di un rapporto di lavoro alle dipendenze. I lavoratori sono, infatti, dipendenti di norma delle agenzie interinali, con cui l’utilizzatore (nel nostro caso Amazon) può stringere accordi sulla base delle specifiche esigenze di produzione e senza che questo implichi costi per l’interruzione del rapporto di lavoro a suo carico. Un esempio aiuta a capire l’entità della questione. Da un’indagine dello scorso anno risulta che i lavoratori assunti direttamente da Amazon nel polo di Castel San Giovanni erano circa 1600; solo nel periodo natalizio ne venivano reclutati 2000 mila in regime di somministrazione. Il turn over della forza lavoro e la precarietà dei rapporti di lavoro sono la diretta conseguenza di questo modello di organizzazione del lavoro “usa e getta”.

sfruttatori treIl capitolo occupazione

Gli effetti sull’occupazione sono molto incerti per i motivi segnalati pocanzi, a cui si aggiungono molti dubbi sull’impatto che l’insediamento Amazon avrà sull’indotto. Uno studio di quest’anno di due ricercatori dell’Economic Policy Istitute (Jones e Zipperer) sulle ricadute occupazionali di Amazon in 25 aree degli Stati Uniti ha messo in luce risultati poco rassicuranti. I due ricercatori evidenziano, infatti, che gli effetti sull’occupazione dell’indotto generate da Amazon sono trascurabili. Se in termini quantitativi l’impatto di Amazon è nullo, ben più evidenti sono le ricadute sulla qualità del lavoro nell’indotto. Dai dati raccolti emerge infatti che l’insediamento di Amazon è collegato ad un processo di dequalificazione dei lavoratori impiegati nelle imprese dell’indotto, con effetti negativi sulla qualità del lavoro e sulla sostenibilità dello sviluppo locale. Fattori che richiamerebbero quantomeno maggiore prudenza ai nostri rappresentanti istituzionali, che presi da un eccesso di euforia hanno addirittura scomodato il famigerato Patto per il Lavoro per salutare l’evento. A margine, è utile ricordare che lo schema del Patto per il lavoro richiama un coinvolgimento a monte nella direzione delle politiche di sviluppo. Ad oggi ci limitiamo ad osservare che i tempi di approvazione dell’accordo con Amazon non hanno consentito neanche la più timida partecipazione della cittadinanza, relegando le istituzioni del territorio ad una funzione sussidiaria. Altro che concertazione!

amazon dueQualità del lavoro

Ma il nodo ancor più problematico riguarda le condizioni di lavoro. Un’inchiesta di qualche anno fa del New York Times mostrò come il potere monopolistico del colosso dell’e-commerce si reggesse su condizioni del lavoro disumane. Sette giorni su sette, con pause ridotte al minimo, ricorso estenuante agli straordinari, settimane lavorative con 80 ore di lavoro. L’immagine di un inferno nel cuore del capitalismo digitale.

Il racconto del New York Times non è così distante dalla nostra quotidianità. Lo stabilimento di Castel San Giovanni (Piacenza) ha conosciuto negli ultimi anni conflitti aspri tra sindacato e azienda. L’estensione dei turni, l’intensificazione dei ritmi, il ricorso estenuante agli straordinari hanno acceso i riflettori del paese sulle condizioni di sfruttamento para-schiavistico. L’escalation è stata toccata in occasione dell’introduzione del braccialetto elettronico, imposto come strumento di disciplinamento e di controllo dei tempi di produzione. I lavoratori hanno più volte lamentato il peggioramento delle condizioni di salute, dovute ai ritmi forsennati a cui sono costretti, che sono all’origine di infortuni e malattie sul lavoro. Una condizione che pare non preoccupare le istituzioni locali e regionali, alimentando un clima di preoccupazione. Sarebbe lecito attendersi un chiarimento sulle modalità di controllo dell’organizzazione del lavoro, sull’opportunità di istituire tavoli di monitoraggio a livello distrettuale che vigilino sulle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, ponendo un argine allo strapotere economico di Amazon. Nulla di tutto questo sembra invece all’orizzonte.

Infine, questa vicenda ci consegna un quadro desolante del ruolo delle istituzioni democratiche nel governo dei processi economici. Il comune di Spilamberto e la regione Emilia-Romagna hanno scelto, di fatto, di appaltare il settore logistico ai privati, senza indicare quali saranno le ricadute per il territorio in termini di occupazione e sviluppo, svilendo la funzione pubblica a ruolo subalterno rispetto alle logiche del capitale privato. Questo modello di governo del territorio è in netta contrapposizione con il più volte citato Modello Emiliano, che si reggeva sul ruolo di primo piano svolto dalle istituzioni locali nella gestione dello sviluppo e dalla valorizzazione del tessuto produttivo locale, fonte di capitale sociale. Ad oggi quel modello è una foto in bianco e nero, un ricordo di un tempo passato, in cui la politica faceva gli interessi del lavoro e della cittadinanza, prima di scivolare al ruolo di comparsa.

Simone Fana

 

 

 

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