Sipe materiale

bomba

Pubblichiamo un vecchio articolo del Manifesto sulla Sipe per provare a ricostruire la vicenda.  Il problema è aperto . A quando  l’avvio dei lavori di bonifica? Quanto costeranno? Quali le responsabilità del Comune?  Chi deve farsene carico?  Buona Lettura CS

 

La polvere da sparo sotto Spilamberto
VIRGINIO BETTINI
il manifesto 26-FEB-2005
SPILAMBERTO (Modena)
Il sito di una grande polveriera del passato, voluta nel 1510 dal duca Alfonso I d’Este, con il nome di Polverificio ed il compito di produrre polvere pirica per l’artiglieria, venne scelto a Spilamberto per ragioni ambientali: il canale di San Pietro, che l’attraversa ancor oggi, forniva la necessaria forza motrice idraulica. Spilamberto, ai margini di Modena, nei secoli si sarebbe configurata come importante impianto per la produzione ed il commercio della polvere da sparo. Ovviamente incidenti, incendi ed esplosioni sono stati una costante nei secoli Cruciali quelli del 1770-1771, con la conseguente ricostruzione degli edifici, i cui nuovi nomi non potevano essere che santa Barbara e san Carlo. Ad ogni ricostruzione era correlato un aumento di produzione.
L’area che ora osservo dalla statale del Passo Brasa o Vìgnolese (ma la percorrerò più volte tra casematte e boschi) è un sito che ha mantenuto una forte impronta napoleonica, con l’aggiunta di edifici ampliati e ristrutturati dai molti proprietari che si sono succeduti dalla fine dell’800 ad oggi- Montecatini, Bomprini-Parodi-Delfino, Snia Viscosa, Fiat. Alle spalle degli edifici dell’impianto dismesso – il cui nome è tutto un programma, Sipe-Nobel – si è strutturata un’area boschiva, un ambiente che ammicca alla dimensione ideale del bosco planiziario padano, con presenza della vegetazione che ci siamo scordata e che ritroviamo solo lungo fiumi e rogge. La ragione dello sviluppo di quella che possiamo chiamare biodiversità padana sta nelle condizioni dell’area, intoccata, a lungo offlimits a causa dei forti livelli di contaminazione e possibilità di esplosione.
Sul terreno della Sipe-Nobel si sono posati ovviamente gli occhi della speculazione ed il gioco è semplice, anzi, semplificato: la proprietà, la Green Village, in cambio della bonifica dell’area, della cancellazione cioè dai 60 ettari di bosco che ormai avvolgono l’ex-stabilimento di polvere da sparo, vorrebbe realizzarvi, con il consenso di comuni limitrofi e della provincia di Modena, un insediamento di 360 appartamenti per 1.000 abitanti, con alberghi, centri commerciali ed uffici. Gli edifici storici della fabbrica, una stupenda polveriera napoleonica ed edifici di fine ‘800-primo ‘900, verrebbero ceduti ai comuni, che vi realizzerebbero un polo tecnologico. Ecco come va interpretato il futuro dell’area che osservo dalla strada che da Vignola porta a Spilamberto: ad ovest l’area Sipe Alte, il cui destino è alberghiero, commerciale, artigianale, ad est la Sipe Basse con gli edifici, la viabilità ed i canali storici, attorniati dagli elementi vegetali di pregio nei quali verrà incastonata la villettopoli Inquinamento non circoscritto
Le analisi condotte nel 1997 per la bonifica da parte dell’allora proprietà Magneti-Marelli, indicavano, sulla base di valutazoni geologiche, un inquinamento molto circoscritto, il che non corrisponde alla realtà. Gli inquinanti trovati, in aree di ghiaie ad alta permeabilità in zona di conoide, dovrebbero far riflettere: fulminato di mercurio, piombo azoturo e piombo stifhato, nitrocellulosà, pentrite, tritolo/tetrile/T4, polveri piriche, scarti ceramici, residui dello spandimento di fanghi.
La proprietà propone la bonifica con polverizzazione e combustione in forno rotante, smaltimento ed inertizzazione chimica. Non si sa dove verrebbe collocato l’impianto e quale sarà l’area di smaltimento. Un approfondimento del progetto di bonifica, che copre un’area di 77.000 mq, ci consente di valutare quali saranno gli interventi specifici nelle 18 aree definite e di individuare gU interventi più discutibili la decorticazione del terreno per eliminare la concentrazione del piombo, l’asportazione di piombo e fulminato di mercurio su 5.000 mq nelle aree 3,4,5,6 e 7; nell’area 8, dove nel 1975 sono esplosi tre edifici di spolette, si debbono asportare terreni e spianare terrapieni per 4.5O0 mq; nelle aree 9 e 10 sono sepolti gli esplosivi, in 5500 mq; si dovranno completamente scavare le aree 11,12,13 e 14 su 36.000 mq; nell’area 15 si dovranno distruggere le capsule per brillamento; nell’area 18, dove sono stati sparsi fanghi con nitrocellulosà, si dovranno bonificare 13.000 mq.
Un’impresa ciclopica che sconvolgerà il sistema ambientale in funzione di possibili destinazioni insediative. Saranno abbattuti 59 edifici su 109 censiti, per lo più nelle aree che saranno destinate alla nuova edificazione. Un intervento funzionale al grande aflàre della speculazione edilizia. Un intervento non necessario in quanto il rischio di incendio ed esplosioni nell’area è praticamente nullo. La quantità di esplosivi interrati è comunque insufficiente a generare incendi e scoppi, se l’area fosse lasciata alla sua dimensione di naturalità. In termini urbanistici la soluzione di tutela e conservazione dovrebbe puntare sul recupero degli edifici storici e sulla bonifica in alcuni pochi punti cruciali, lasciando l’area al suo livello di naturalità ed incrementandone, con interventi mirati, la qualità.
Il presidente del Comitato legalmente costituito per la difesa dell’area Sipe Basse, attivo dal gennaio 2004, mi dice che obiettivo del Comitato è la salvaguardia storica, ambientale e paesistica dell’area, impedendo la realizzazione di nuovi edifici residenziali e commerciali previsti dall’accordo di programma sottoscritto dai comuni di Spilamberto, Vignola, Savignano
sul Panaro e dalla provincia di Modena. Il Comitato ha pienamente ragione nel chiedere un nuovo accordo di programma con la revisione del progetto, in quanto l’area è parte della memoria storica, sociale ed economica del luogo, nonché patrimonio ambientale insostituibile.

Coinvolto il ministero

A giudizio della sezione modenese di Italia nostra, non sono solo i comuni interessati e l’amministrazione provinciale di Modena ad ostacolare la tutela paesistica dell’area, ma anche lo stesso ministero per i beni culturali. I1 soprintendente regionale Garzillo, che ha promosso la tutela paesistica dell’area, è caduto nella trappola del promoveatur ut amoveatur, trasferito a Roma, al ministero; e si teme che la nuova direttrice regionale (la soprintendenza regionale è diventata direzione regionale) si pronunci a favore della revoca della proposta di difesa paesistica, mentre il comune di centrosinistra di Spilamberto, che nel frattempo ha perso per strada Verdi e Margherita, ha perfino tolto la proposta dall’albo pretorio. La proposta, che data 27 aprile 2004, riguarda l’integrazione nell’elenco dei beni indicati neil’art 139 del decreto legislativo 490 del 1999, relativa alla zona delle Basse, in comune di Spilamberto.
In paese, a Spilamberto, circola anche un documento anonimo di sette pagine fìtte fitte che, in 50 punti, esamina i problemi salienti dell’area, nella loro corretta dimensione storica, partendo dal momento in cui Sipe-Nobel venne fondata da Sobrero Ascanio e Alfred Nobel per sfruttare le scoperte dell’uno e dell’altro nel campo degli esplosivi, fino ad oggi. Secondo il documento anonimo, ad avere il controllo dell’operazione sarebbero i ds modenesi.

Le autorizzazioni sono nelle mani di sindaci ds, la progettazione in quelle di un tecnico che è anche ex segretario politico ds. Dietro alla società Green Village stanno ben piantate le cooperative rosse interessate all’escavazione di ghiaia e le cooperative edili reduci da dissesti, bisognose di nuovi utili, nonché lo stesso Luca di Montezemolo, che avrebbe personalmente condotto buona parte della trattativa con i sindaci di Vignola e Spilamberto.
Il polo tecnologico, a sua volta, non sarebbe che uno specchietto per allodole e merli. Basta ricordare, come fa l’arch. Pier Luigi Cervellati, venuto a Spilamberto a presentare il suo bel libro «L’arte di curare la città», l’operazione del
polo tecnologico del Navile, che sarebbe dovuto sorgere a Bologna, poco fuori la tangenziale: un pretesto per speculare sull’area ed urbanizzare. E chi può poi credere che il centro tecnologico e di ricerca della Ferrari voglia seriamente delocalizzarsi da Maranello a Spilamberto?
Ma che cosa sta succedendo ai terreni e agli edifici abbandonati della ex Sipe-Nobel, dove da cinque secoli si producevano esplosivi? In piena Emilia «rossa», strane (e ricche) speculazioni edilizie istituzionali.
Alla fine cosa rimane? Dubbi, perplessità, amarezze. Un’occasione sprecata da parte dei tre comuni, Vignola, Spilamberto, Savignano sul Panaro e dalla provincia di Modena
Da un lato l’accordo di programma e la bonifica, 9.800 mq di attività artigianali, 6200 mq di attività turistico-alberghiere nell’area del Castione, attività commerciali e direzionali per 39.700 mq consegnate al soggetto privato tra Castróne e Sipe Basse, residenziale C2 per 33.000 mq, circa 330 alloggi, residenziale ed edilizia convenzionata per 3.000 mq, parco scientìfico tecnologico per 9.600 mq. I fabbricati saranno completamente da bonificare per una serie di cedimenti strutturali e le prove evidenti di occupazione abusiva, che ha portato un certo degrado non dovuto solo al tempo ed affiabbandono. I costì saranno a carico del soggetto pubblico. La zona verde di 150.000 mq sarà composta da proprietà demaniale, la cui disponibilità è tutt altro che certa, da aree di rispetto stradale e corpi idrici.
I dati di analisi per la bonifica, come abbiamo già visto, risalgono a 8 anni fa (1997) ed oggi non sono più affidabili, dovrebbero essere riproposti dopo nuove analisi mirate. L’ipotesi della bonifica sugli esplosivi tramite combustione non ha valutato lo smaltimento dei residui, mentre l’inquinamento dovuto allo sversamento di prodotti chimici liquidi risulta non più controllabile, con picchi di concentrazione di inquinanti trovati sempre più a valle della Sipe-NobeL La proposta di vincolo
La proposta di vincolo, che doveva essere il supporto del recupero dell’area delle Basse di Vignola, ha la seguente motivazione: “Le Basse a sud dell’abitato di Spilamberto presentano anzi, rispetto a quelle contigue in territorio di Vignola, valori ulteriori meritevoli di tutela, come quelli costituiti, nella porzione più a sud, dall’insediamento dell’opificio della polveriera ex Sipe, che in quasi cinque secoli (dall’origine quattro-cinquecentesca dovuta al duca estense Alfonso I e pur attraverso le ripetute trasformazioni funzionali legate alle fasi del progresso tecnologico, saliente quella di epoca napoleonica) si è radicata e stabilmente integrata negli spazi aperti in prossimità della zona golenak con continuità secolare nella funzione, modellando il paesaggio anche con rilievi e terrapieni, generando un complesso di immobili che
compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, per la spontanea concordanza e fusione tra l’espressione della natura e quella del lavoro umano”.
La struttura stessa della fabbrica abbandonata Sipe-Nobel costituisce non un rudere, ma un’emergenza architettonica di interesse storico, un caposaldo nella zona sud dell’area, che fa da riscontro alla bella Villa Bangoni a nord.
Il testo della proposta di vincolo doveva restare esposto all’Albo Pretorio dal 3 maggio al 5 agosto 2004 affinchè le associazioni ed i cittadini potessero formulare osservazioni. Così non è stato nella democratica Emilia. La decisione di togliere la proposta di vincolo dall’albo pretorio ha impedito la partecipazione dei cittadini a proposito di questo inutile insediamento residenziale senza radici e senza storia.
Si configura la distruzione vandalica di un polmone verde già esistente per poi ricrearne uno artificiale, magari ricorrendo alla progettazione da parte di un architetto conservatore-paesaggista-amico, quando il polmone verde già esisteva e ben strutturato nella sua autoctona naturalità. Da aggiungere anche la distruzione dell’azienda Bangoni ad opera di discendenti dimentichi del loro stesso passato, un fatto che, mi dicono, va legato a tutta la problematica delle Alte e delle Basse.
Di una cosa tutti i membri del Comitato e i seicento cittadini che in una settimana hanno aderito sono convinti: i costi ricadranno sulle comunità di Vìgnola e Spilamberto e tali costi soverchieranno di almeno tre volte i benefici delle entrate lei e degli oneri urbanistici

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Spilamberto,Cittadinanza Attiva
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