Renzi: “Me ne vado a sciare!”

 

nevrosiPubblichiamo  un contributo di Muarizio Montanari psicoanalista, Buona Lettura CS

Me ne vado a sciare’.
Nessuno, tra tutti coloro che sin sono messi alla tastiera volendo descrivere l’epilogo del renzismo, avrebbe potuto trovare una frase che meglio  ne riassuma la fuggevole ed irresponsabile natura. Questa affermazione fotografa, nell’ultimo scalino del suo inesorabile declino, la parabola del renzicalcatismo. Una prassi politica , in seguito vestita con una pseudo ideologia desunta arbitrariamente dal lessico analitico,  che, quand’anche Renzi resti in Parlamento altri 4 o 400 anni, è morta.

Caduto ben presto il costume  del ‘rottamatore’, questa ha svelato la sua banale e prevedibile natura , fatta di livorosa occupazione del potere e priva della benchè minima prospettiva politica. Il renzicalcatismo è in realtà morto un anno fa, la notte del 4 Dicembre, quando il primo refolo di aria viva e pensante si è insinuato tra le mura della Leopolda, abbattendo un corpo vecchio e gracile, mantenuto in piedi grazie al caldo innaturale della stufa, schiantato poi reumatologicamante ai primi spifferi del rigore invernale

Me ne vado a sciare’ ( ma resto e vi tengo in ostaggio) è il motto che condensa  e riassume l’essenza del renzicalcatismo: la ripetitiva e monotona coazione a ripetere che consiste nel chiamarsi fuori dopo aver condotto la nave sugli scogli, addossando ad altri le proprie responsabilità evidenti, per poi tornare in campo quando qualcuno si è occupato di togliere i detriti e pagare i danni. Ebbi modo di approfondire queste tematiche su Micromega e su Lettera43 .

(http://www.lettera43.it/it/blog/la-stanza-101-lo-sguardo-di-uno-psicoanalista-sul-contemporaneo/2017/03/11/dalla-leopolda-al-lingotto-quel-vuoto-desiderio-di-potere-blindato-tra-le-accuse-di-scissione-e-ladorazione-del-capo/4618/)

Il rancoroso congedo di Renzi, è solo il grottesco epilogo di un lungo e devastante, per il paese, decorso agonico di un re da sempre nudo ed incapace di incarnare la posizione del leader.  Dopo il 4 Dicembre  solo pulsioni distruttive lo hanno abitato, dirette verso dapprima verso i propri componenti ‘riottosi’, successivamente  verso l’esterno, creando un orizzonte nemico,  dove gli avversarsi sono un indistinta massa.

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Non accodatevi a chi sghignazza Renzi e ne deride la comica sceneggiata finale, fatta di rancori e veleno che emana da ogni poro. Non si tratta della sbandata di uno statista coerente e leale che conosce un momento di impasse. Costui non è Moro alle prese col compromesso storico che deve parlare alla DC.  Non è l’incespicare di un’ideologia politica sino a quel momento stabile e ora messa in crisi da dalla dialettica interna.

No, nulla di tutto ciò.

Il renzismo è questo: prepotente sguaiatezza, irresponsabilità, delocalizzazzione delle responsabilità, allergia alla critica e livore. Livore diffuso, rabbia, veemenza rancorosa, incapacità di accettare un esito elettorale , la voce di quel popolo mai conosciuto o frequentato. Un politico vero, ancorché mediocre, avrebbe capito che era giunto il momento di ritirarsi già alla fine del tremendo tour in treno per l’Italia, nel corso del quale , di piazza in piazza, il conducente era oggetto di insulti, sberleffi e dita medie sollevate. Ma il renzcicalcatismo non ha prodotto politici di rango, ma un collettore di rancori che  si nutre di nemici, si irrobustisce nell’accerchiamento. Trova nell’altro che non lo accetta la ragion d’essere  di un infinita  pretesa di un posto senza passare dalla fatica della vita, della politica. Il renzicalcatismo è l’idea  che un privilegio possa diventare diritto semplicemente attraverso l’urlo ed il livore paranoico. Il renzismo nasce come prepotente e sguaiata occupazione del potere, e si autoincorona colpendo alle spalle Enrico Letta, fatto secco per scongiurare quel passaggio alle urne che sapeva essere letale. Ed era ancora guapperia, gioco di coltello.

In seguito si procura un piccolo arsenale ideologico che ne potesse, quantomeno, nobilitare le spavalde azioni nel cosiddetto mondo intellettuale ( ridotto ormai solo a Repubblica e suoi sempre meno numerosi lettori). Ecco allora che le imboscate politiche, i colpi bassi e le purghe interne, diventano  ‘rottamazione dei padri vetusti’, patina    necessaria a fornirgli quella pezza teorica che lo riscattasse dalla sua natura di semplice prepotenza da borgo violento. Nasce da quella interessata unione la narrazione del ‘giovane indomito’, che non è più dunque un assetato di potere privo di scrupoli, ma un lungimirante Generale che conduce le truppe contro le masse acefale dei barbari alle porte.nevrosi tre

Questo passaggio nasconde  tutte le pecche ed i limiti di  un ‘teoria’ posticcia che va a coprire una prassi politica già in piena corsa nel tentativo di darle un minimo di fondamenta ideologiche e toglierla dalla strada.  Chi si è prestatoa questo gioco, estrapolando dalla clinica psicoanalitica quei quarti giustificativi per un potere che era già totalizzante e in piena occupazione di ogni spazio politico mediatico,  godendo per un po dei riflettori oggi spenti della Leopolda, contravviene al compito dell’intellettuale, che è quello di essere discordante e disarmonico col potere. Un investitura pseudoclinica che, tra le tante pecche, compie la nefandezza di convocare come padre nobile di questa opaca operazione nientemeno che Pasolini, creando artatamente la Scuola Politica PPP come scuola quadri di quello che avrebbe dovuto essere il futuro partito della nazione Renziana. Uno dei piu’ grossi flop degli ultimi anni. La Scuola ha tenuto aperto un solo giorno  , con molti prof che nel tempo hanno abbandonato la cadrega,   forse, lo voglio sperare, resisi conto dell’aberrazione nell’uso del nome di  Pasolini per avvallare questa operazione di maquillage.

Sulla polemica relativa all’utilizzo della clinica analitica al servizi del potere, scrissi, come psicoanalista afferente alla scuola lacaniana,  un lettissimo articolo su Micromega, che venne anche citato in campagna elettorale.

(http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-psicoanalisi-piegata-al-renzismo-una-replica-a-recalcati/)

Nei suoi ultimi rantolii, il renzicalcatismo ha farfugliato termini come ‘fascismo diffuso’, cercando in cauda di spacciarsi per difensore della tradizione democratica del paese, non potendo vantare alcun risultato tangibile da sottoporre all’elettorato E ha dato la colpa alle fake news. Il renzicalcatismo chiama fascismo  e populsimo  tutto ciò che sta fuori dal perimetro di azione dei  suoi, cioè pochi metri metri, poichè, essendo pura ideologia di potere, manca di quei mezzi necessari  a comprendere, leggere e interpretare  fenomeni quali povertà, disoccupazione, effetti del jobs act. Tutto diventa populismo, tutto è protesta. Il renzicalcatismo vive della ripetizione di se stesso, in una costante autogenberazione in una deriva emofiliaca come le case regnanti del novecento. Non possiede, strutturalmente, gli strumenti per capire di essere stato uno dei principali autori di questo casino: ha ucciso la sinistra. L’ha maltratta, dileggiata, epurata. .In un opera di distruzione e calpestio , ha distrutto il tessuto sociale delle regioni rosse, tradizionalmente filo pd. Ha preferito il familismo alla meritrocrazia. Al grido di ‘fuori !fuori !’ l’ha cacciata in un  cieco tentativo di distruggerla. 

Anche se ridotto e marginale, il renzicalcatismo  si irrigidirà sempre più, in una deriva nordcoreana, con i nemici che lui steso ha contribuito a creare, piu’ forti che mai.

Non credete dunque  alle dimissioni di Renzi. Non siate così faciloni, e seguite una logica di tipo clinico. Il copione di quest’uomo ( una coazione a ripetere di lampante evidenza) consiste nel prendere in mano qualcosa, scaricarvi tutte le proprie questioni irrisolte, far deragliare la macchina e fuggire, imputando ad agenti esterni le proprie responsabilità. La notte del 4 Dicembre egli si dimise, per poi rimettere in pratica la prassi alla quale ci ha abituato: porsi a lato quando piovono pietre, dare finta fiducia a qualcuno che lo sostenga. Da li in poi, iniziare a fargli terra bruciata attorno per accopparlo alle spalle. Anche in questo caso non è possibile una variazione sul tema: ancora una volta, appena aperte le finestre, l’altro gli ha assestato un cazzoto tremendo in viso, facendogli chiaramente capire che non lo ama. Egli si ‘dimetterà’, cioè si metterà a lato, e lascerà a qualcuno il compito di spalare la meda. Quando questo qualcuno avrà stabilizzato la situazione che lui ha mandato in malora, Renzi tornerà, in sordina, alle sue terga, e riprenderà il fitto lavoro di inciuci e trame con i suoi sodali e fedelissimi fatti arrivare in parlamento, per farlo nuovamente secco, e riprendersi quel posto dal quale tentare di nuovo di essere approvato dall’altro. E’ guapperia, e ve l’hanno spacciata per politica.

Sono uscito seggio alle 4 e mezza di mattina, dopo che la stanza è stata lavata dal sangue politico dell’emoraggia spaventosa di voti che il Pd ha lasciato sul terreno , portandolo quasi ovunque a vedersi raggiunto, ove non superato, dal movimento 5 stelle. Una strage di schede e percentuali spalmata su tutta l’Unione Terre Castelli con  lo sprofondo a  minimi inimmaginabili solo pochi anni fa. La mattina dopo leggo, in diverse bacheche, ‘ evviva! Siamo il primo partito!’.

Se cercate la cifra del renzismo, sta tutta qua.

 

 

 

 

 

 

 

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