Report aziende Unione Terre di Castelli ( Luci ed ombre)

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Solo il 25% cresce, il 50% è in calo di fatturato.

Male la CMS di Marano. In generale soffre il settore carni.

Nello speciale TOP AZIENDE del Resto del Carlino di lunedì 30 gennaio sono stati riportati i dati sintetici 2015 delle aziende emiliano-romagnole oltre i 10 milioni di fatturato annuo. Spulciando si possono trovare le principali aziende che hanno sede nei comuni dell’Unione Terre di Castelli + Montese. Abbiamo contato 45 aziende oltre i 20 milioni e altre 28 aziende comprese tra i 10 e i 20 milioni. Per un totale di 73 aziende oltre i 10 milioni.

19 sono a Castelnuovo; 17 a Castelvetro; 16 a Spilamberto; 16 a Vignola; 3 a Marano; 1 a Savignano e 1 a Montese. Per un fatturato complessivo di oltre 4 miliardi di €. 3,680 miliardi di € di fatturato le prime 45 e 359 milioni di € le altre 28.

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Ma come stanno queste ditte? Come sono i loro bilanci 2015 paragonati al 2014?

Tra le principali 45, solo 12 (27%) hanno aumentato il fatturato 2015 sul 2014:

Assofood (Castelcarni); Società agricola Corticella di Spilamberto; Roadhouse (Cremonini); Villani; Ceramica Castelvetro; Frantoio Fondovalle; CBC (Vignola); PM (Marano); Autovignolese; Gruppo BETA di Castelvetro; TGW di Spilamberto e Coop Casearia di Castelnuovo.

12 (27%) hanno mantenuto sostanzialmente invariati sia il fatturato che gli utili. Tra queste INALCA, Fabbri, Ceramica ASCOT, Toschi e SPM.

Ben 21 (47%) invece hanno diminuito il fatturato. Tra queste ALCAR, SUINCOM, Global Carni, FIMAR Carni, Bertelli, COMITAL, Montorsi, S. Francesco, SAPIZOO, OCMIS.

Alcune poi hanno anche maturato perdite importanti, in particolare la CMS di Marano con un fatturato in calo di 12 milioni e che ha avuto una perdita di 18 milioni. E la BIO PRO di Castelnuovo con un fatturato in calo di 26 milioni e che ha perdite per 1,5 milioni.

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Da un’analisi veloce emerge come a fronte di una mancata crescita (27%) o di una riduzione del fatturato (47%) le aziende continuano ad avere utili in positivo con poche eccezioni: solo 7 aziende (16%) su 45 presentano un bilancio in rosso e 2 sono in pareggio (4%).

Oltre alla CMS e alla BIOPRO, anche la Assofood, la Zannier di Spilamberto, La Market Ingross di Vignola, La Far Pro e la Ges. Car. (Gruppo Cremonini).

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Bene? Male?

Di sicuro non è la fotografia di un territorio che cresce.

In generale le ceramiche hanno ripreso a macinare fatturato e utili. Il gruppo Cremonini si presenta stabile e in crescita con Roadhouse.  Le vendite di automobili sono riprese e l’Autovignolese cresce. Il settore carni continua a soffrire.

Tra le 28 ditte con bilanci compresi tra i 10 e i 20 milioni la situazione è simile, ma non uguale alla precedente. 10 crescono (36%), 9 sono stabili (32%) e 9 (32%) diminuiscono il fatturato. Di queste 28 sei sono in rosso (21%) e 2 in pareggio (7%).

Quindi le aziende più piccole hanno più luci e contemporaneamente più ombre delle grandi. Quasi 1 su 3 non produce utili. Però solo 1 su 3 diminuisce il fatturato.

 

A Spilamberto in particolare non compare il bilancio della Crown perché è una multinazionale USA. Ma sembra che la produzione sia sempre al massimo. Come pure il Frantoio Fondovalle che ha il bilancio sotto il comune di Montese, ma tutta l’area impianti è a Spilamberto, è in crescita.

Pure l’azienda Corticella è in crescita, come TGW, VDL Bus, Proteo Engineering, OFM Top Line e AGOP.

Sono stabili SPM, Sidercrom e ACECREM.

Più in difficoltà Bertelli, COMITAL, FAR PRO (e HARI PRO) e Cosmo Acciai. Ma tutte con bilanci con utili positivi.

La SITMA di Spilamberto purtroppo non esce dalla crisi.

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Non sarebbe male se i nostri Sindaci organizzassero un Consiglio dell’Unione o vari Consigli comunali aperti per presentare il quadro economico dei nostri comuni, il livello della disoccupazione, la situazione del commercio e del turismo, il quadro sull’agricoltura, i dati aggiornati per l’industria, sia meccanica che delle carni. E soprattutto ci dicessero se hanno un’idea di sviluppo per i nostri comuni.

4 miliardi di fatturato nei bilanci di 73 aziende, oltre al lavoro prodotto da tutte quelle sotto i 10 milioni e da quelle aziende che hanno la sede in altre nazioni o comuni non è una questione marginale. Spesso i comuni perdono tempo per quisquilie. Questo tema certamente non lo è. Sospettiamo anche,  vista la debolezza dell’establishment politico locale, che questi temi non appartengano neppure al loro orizzonte mentale. Temiamo che di queste cose sappiano poco o nulla. 

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