Spilamberto e la Casetta della salute, tutto va ( davvero) bene Madama la marchesa?

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Dopo tre mesi dall’inaugurazione è possibile fare un primo check up alla Casina della Salute.  Gli spilambertesi sono stati subito conquistati dai nuovi spazi, proprio perché nuovi, colorati, piacevoli al primo impatto e, al netto della copertura dell’ingresso esterno,  troppo simile al trampolino di Lillehammer, la struttura è veramente  gradevole. 

Molto più difficile è assegnarle gli aggettivi che una struttura pubblica destinata alla cura della persona dovrebbe avere: non è funzionale, non è efficiente, non è accogliente e vediamo il perché.

Il progetto  di spostamento del Poliambulatorio di viale Marconi, con tutte le sue medicine specialistiche, è stato radicalmente  modificato dalla Giunta Costantini- Francioso, che ha voluto collocare lì tutti i medici di base del paese, come se la loro “convivenza” sotto lo stesso  tetto fosse sufficiente per realizzare la Casa della Salute, titolo che il nostro sindaco voleva a tutti i costi appiccicarle, pur in mancanza delle strumentazioni e dei servizi che una vera Casa della Salute deve offrire. Abbiamo così rinunciato ad esempio alla Neuropsichiatria Infantile che non vi ha trovato posto e anche la medicina Veterinaria deve coabitare con un altro servizio, perché manca un ufficio dedicato. Non sarebbe stato più saggio lasciare i medici di base ciascuno nel proprio studio privato, magari favorendone l’aggregazione, e portare in paese PIU’ medicine specialistiche per evitare agli spilambertesi di spostarsi?

 Non è proprio chiaro al cittadino spilambertese quale sia il beneficio di avere tutti ( o quasi ) i medici di base sotto lo stesso tetto, visto che un paziente va dal proprio medico, mica da un altro e  anzi, lo spazio di attesa è esiguo, solo 2/4 sedie davanti alla porta del medico, quando negli ambulatori privati precedenti le sedute erano più che sufficienti, c’erano giornali per ingannare l’attesa, non si era costretti a collocarsi lontano dalla porta del medico per potersi sedere o, in alternativa, a sostare in piedi in uno stretto corridoio.

Non parliamo poi del CUP. Le mezze giornate di apertura si sono ridotte a 2 (proprio due), contro le quattro precedenti, nessun pomeriggio e mai di sabato,  con disagio grave soprattutto per chi lavora. Sono stati ridotti da quattro a due anche gli operatori, quindi dimezzamento del servizio su tutta la linea.  Già questa diminuzione drastica del servizio meriterebbe che il Comune si muovesse per pretendere dall’ASL almeno di ripristinare 4 mezze giornate di apertura e il numero di operatori adeguato!

 Nelle due mattine in cui il CUP è aperto i cittadini poi sono stipati nell’unica sala d’aspetto un poco più ampia, pochi fortunati a sedere, la maggioranza in piedi, a sperare che qualcuno  chi li precede se ne vada colto dalla disperazione (la scorsa settimana quasi 200 persone hanno preso il numeretto per ognuno dei due giorni aperti). I commenti dei presenti erano tra l’ironico e l’imbufalito, ma tant’è.

Adesso abbiamo non più un banale Poliambulatorio, ma una Casina della salute!

 

 

 

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