Trump: il mondo non sarà come prima!

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Evidentemente, votare Trump  è sembrata  una scelta quasi obbligata  al desiderio di rivolta di operai e classi medie,  nella patria del neo-liberismo globalista e finanziario. Un voto anti-establishment dove

quest’ultimo,  a destra (Reagan e Thatcher) e a sinistra (Clinton e Blair),  ha attuato compiutamente liberalizzazioni, privatizzazioni, smantellamento del welfare e svalutazione del lavoro.

Il 2016 è,  per il neo-liberismo reale uno “sbrego”, pari a quello del 1989  per il socialismo reale, seppure di segno opposto. Il voto negli Stati Uniti invia un messaggio  anche alla sinistra, dato che i Trattati europei e l’euro sono la versione estrema del neo-liberismo. Senza superamento dell’euro  e senza controlli a movimenti di capitale, merci e servizi, la sinistra muore e trionfa la destra xenofoba  e gli “operai” ed assimilati, rimarranno nelle attuali condizioni materiali e  saranno nel medio periodo  i veri sconfitti. Pare davvero improbabile che l’impreparato stramiliardario newyorkese possa riportare indietro il lavoro che è stato  perso in questi anni.

Ma chiediamoci perché mai gli “operai” americani dovrebbero votare per chi ha spinto sulla globalizzazione, quindi favorendo le dislocazioni delle fabbriche fuori dal territorio americano,  rovinandoli ?

Non hanno tenuto le considerazioni sull’impresentabilità del personaggio Trump  davanti alla speranza di un cambiamento  economico.

In Italia, piaccia o meno,  il partito che appare più affine  al neoliberismo e alla globalizzazione, legato alle banche ed ai poteri forti, è attualmente il PD.  Se questa è la percezione di se stessa che la sinistra proietta, può essere  normale votare la destra o il Movimento 5 stelle,  per  delusione, disperazione o legittima difesa .

Serve un radicale cambio di linea nel PD.

Serve un radicale cambio di paradigma!  Cominciamo infine  a pensare al di fuori dai vecchi schemi a come  difenderci dalla   globalizzazione e dal neoliberismo finanziario.

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