Sì all’Unione più flessibile e leggera; No alla fusione dei Comuni, la posizione di Sinistra Italiana ( UTC)

sinistra dueSinistra italiana si inserisce nel dibattito rovente sulla unificazione dei comuni con una proposta  e si schiera. Propone  una Unione più leggera e flessibile , avanza cioè una proposta alternativa alla fusione dei Comuni. Buona Lettura CS

 

Sinistra Italiana Terre di Castelli  in merito al “Progetto di riorganizzazione istituzionale in vista della fusione” commissionato dall’Unione Terre di Castelli a Nomisma ritiene che sia un errore enorme pensare di risolvere la situazione di difficoltà finanziaria dei Comuni con le fusioni.

L’elemento preliminare e imprescindibile sul quale pronunciarsi è l’ autonomia impositiva dei Comuni e il federalismo fiscale così da garantire un corretto rapporto fra Stato centrale e Stato decentrato, come sancito dall’art.5 della Costituzione, e la certezza delle entrate in modo da consentire ai cittadini di distinguere fra le scelte  spettanti alle forze politiche e la gestione che deve essere omogenea in tutto il Paese, superando sprechi e corruzione. Ritenere che la democrazia sia una spesa lo abbiamo sentito dire da grandi gruppi finanziari, la cui politica e i cui obiettivi sono lontani dal nostro modo di concepire la “res publica” e la democrazia; considerare i servizi come “pura merce” da consegnare al mercato ci trova nettamente contrari.

L’altro aspetto dirimente è l’assenza di un vero e corretto percorso partecipato, capace di trasmettere ai cittadini il senso di una scelta sicuramente molto importante per il nostro territorio. Tale errore è già stato commesso quando si attivò il percorso dell’Unione ed è stato purtroppo ripetuto.  In tempo di crisi, in cui forte è il distacco dei cittadini dalla politica, alta la rassegnazione e lo scoramento, lo giudichiamo un errore grave, tanto più grave perché ignora quanto fu grande e avvertito il tema della comunità locale e delle istituzioni nate dal basso, durante la Resistenza al nazifascismo.

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La parola d’ordine è stata “fretta”. Una fretta che non ha permesso ai consiglieri di prepararsi sull’argomento per dare un voto consapevole. Si è “spacciato” lo studio come miglioramento dell’Unione, mentre dai documenti si è poi capito che era invece finalizzato alla fusione (come del resto si evince dallo stesso studio Nomisma), tanto che diversi consiglieri di opposizione che a suo tempo votarono positivamente per lo studio, oggi sono tra i più convinti contrari. Nonostante questo colpo di mano, 2 degli 8 comuni, Savignano e Guiglia, si sono defilati e non hanno votato per lo studio, mentre in due Comuni, Spilamberto e Marano, si sono raccolte firme di contrarietà alla fusione (rispettivamente 2179 e 240).

Nel referendum della Valsamoggia due Comuni, Bazzano e Savigno, votarono contro la fusione e furono comunque inglobati nel nuovo Comune. Successivamente il Consiglio regionale ha dichiarato che in futuro avrebbe maggiormente rispettato le votazioni dei referendum, ma ha respinto una mozione della Lega che proponeva di modificare il regolamento per rendere esplicito il sacrosanto diritto che venga rispettato il volere della maggioranza; sappiamo tutti che “carta canta …”. Da parte nostra ribadiamo la richiesta che venga rispettata la volontà del voto popolare espressa in ogni Comune.

Il nostro parere è che la fusione porterebbe degli svantaggi che si possono riassumere in particolare nella riduzione della democrazia, nella minore rappresentanza e nella minor partecipazione dei cittadini, in probabili inefficienze dei servizi erogati in scala più vasta. Il tutto a fronte di presunte riduzioni di spesa che ancora non si sono dimostrate nelle fusioni già realizzate. Riduzioni di spesa già sconfessate negli studi realizzati da Stato e Regione che certificano le migliori performance nei Comuni intorno ai 10.000 abitanti.

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Riteniamo invece che miglioramenti di spesa e di efficienza possano e debbano essere realizzati nell’Unione e diversi sono gli ambiti su cui è possibile intervenire. Del resto questo punto era in quasi tutti i programmi elettorali e ci stupisce che tutti se ne siano dimenticati.

Intanto va ridotto il numero delle convenzioni e semplificato il rapporto fra le singole amministrazioni e la “governance” dell’Unione. Infatti mentre alcune di queste hanno effettivamente migliorato dei servizi, altre non sono state altrettanto efficaci e sarebbero da riconsiderare, oppure sarebbero proprio da cancellare riportando la gestione dei servizi in capo ai singoli Comuni.

Noi pensiamo a una Unione che continui ad erogare dei servizi in esclusiva, tipicamente quelli che più si avvantaggiano dell’area vasta e che coinvolgono prettamente attività di back office. Altri servizi li pensiamo gestiti a rete, lasciandone responsabilità e gestione ai rispettivi Comuni, prevedendo in convenzione modalità di sussidiarietà che sopperiscano alle specifiche esigenze in modo collaborativo tra Comuni.

Come già fu detto al momento della realizzazione dell’Unione, anche oggi sono gli incentivi finanziari la molla che spinge i Comuni alla fusione, incalzati dai problemi finanziari. La differenza è che noi oggi possiamo ancora ipotizzare una rimodulazione dell’Unione per renderla più leggera ed efficiente, ma così non sarebbe per un Comune fuso; dalla fusione non si torna indietro!

Per Sinistra Italiana Terre di Castelli, Dimer Marchi.

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