Il nostro archivio: cosa abbiamo perduto!!

pierrot dueL’archivio di Spilamberto possiede una rilevante documentazione che inizia con documenti del XV secolo e senza interruzione arriva ai giorni nostri. La quantità, la qualità e quindi la rilevanza della documentazione è dovuta in particolare alla simbiosi con la potente casata dei Rangoni.

Gli Este, signori di Modena dalla fine del ‘200 donano il Castello di Spilamberto ai Rangoni nel 1353 e nel 1394 si ha la prima investitura feudale ai Rangoni stessi del “castrum Spinalamberti” e dei suoi dintorni.

I Rangoni rimangono “domini” continuativamente a parte brevi interruzioni tra cui quella francese-napoleonica. A differenza di altri signori che hanno azzerato i poteri delle comunità da loro governate, i Rangoni hanno lasciato a Spilamberto una libertà vigilata in modo che la Comunità stessa è sopravvissuta e ha prodotto gli atti della propria attività che sono confluiti nell’archivio. I marchesi vigilavano sull’operato con lettere di approvazione o disapprovazione, con interventi tramite persone delegate o direttamente.

Vari sono gli interventi loro presso gli Este, inoltre la grande estensione dei loro feudi che erano presenti anche in Francia ha ulteriormente dato rilevanza al nostro archivio che contiene documenti collegati ai vari possedimenti feudali. Als Comunità di Spilamberto verbalizzava le proprie sedute inizialmente su carte volanti i cosiddetti “squarzetti”, poi dal 1561 i testi sono in bella copia conservati nei cosiddetti libri dei partiti della Comunità, documenti preziosissimi per ricostruire la storia del paese.

Occorre aggiungere che Spilamberto controllava in momenti diversi varie località tra cui Torre e Gorzano e successivamente Castelnuovo e anche i documenti relativi a queste località arricchiscono la documentazione dell’archivio e il suo valore. Altri paesi vicini al nostro erano “ville” dipendenti da Vignola che ne controllava la documentazione: si tratta ad esempio di Savignano, Marano, Castelvetro. Questi hanno una documentazione più frammentaria e quantitativamente minore. Tutto ciò per rimarcare l’unicità e la rilevanza di un patrimonio archivistico e il grande vuoto che ha lasciato il suo trasferimento a Vignola.pierrot due

 

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