Consegnate le firme No Fusione di Spilamberto e Marano al presidente Smeraldi

Smeraldi 2 Pubblichiamo il Comunicato Stampa dei comitati No Fusione di Spilamberto e Marano. Segnalando l’importantissima affermazione del presidente dell’ Unione Terre di Castelli.   Buona lettura. CS

I Comitati No fusione di Marano e Spilamberto consegnano le firme delle Petizioni Contro la liquidazione dei Comuni e la fusione al Presidente dell’Unione Terre di Castelli Mauro Smeraldi

Una nutrita rappresentanza dei Comitati No Fusione di Marano e Spilamberto ha consegnato al presidente dell’Unione Terre di Castelli, Smeraldi, le firme delle petizioni raccolte nelle loro realtà (2166 a Spilamberto e 240 a Marano).

Le due petizioni, in sostanza, sostengono le tesi anti-fusioniste e sono contrarie alla liquidazione dei Comuni.

Nella petizione si rivendicava l’orgoglio di essere cittadini di Comunità plurisecolari, la consapevolezza che la dimensione dei nostri Comuni sono ottimali per qualità della vita e dei servizi il cui costo, pro-capite, è più basso, sia rispetto ai Comuni piccolissimi che a quelli medio-grandi.

La petizione auspica che  i nostri figli non debbano  vivere in  Comunità grigie e disanimate, con centri abitati trasformati in dormitori senza volto e senza Storia, e per questo i Comitati chiedono all’Unione Terra di Castelli di fermarsi.

I Comitati chiedono che venga rispettata la volontà dei cittadini e, qualora anche in un singolo Comune vinca il NO nei referendum consultivi regionali, di non procedere alla fusione di quel Comune.

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I Comitati, infatti, non vorrebbero trovarsi nella condizione della Valsamoggia, dove Bazzano e Savigno hanno votato no, ma sono stati fusi lo stesso.

Il clima dell’incontro è stato cordiale ed improntato all’ascolto ed al rispetto reciproco.

Il Presidente Smeraldi, nel confermare la sua propensione alla fusione dei Comuni, ha altresì ribadito:

Le (alla Regione, ndr) abbiamo già chiesto di fare chiarezza sul “come” interpretare gli esiti del referendum. Non ci sarà un Valsamoggia bis, dove due comuni su cinque sono stati fusi contro la loro volontà. La Regione deve garantirci che il “no” di un solo Comune lo escluderebbe dalla fusione, altrimenti non se ne fa niente”.

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