Schede sulle firme e sulla fusione dei comuni

 alfaPubblichiamo le 4 schede che ha utilizzato il Comitato Spilamberto No Fusione per la  conferenza stampa. La  lettura  consente agli avversari  della fusione di cogliere anche nel profondo le ragioni della  contrarietà alla chiusura del Comune di Spilamberto. Consente ai fusionisti di valutare se il gioco valga davvero la candela. Dovrebbe consentire al PD di prendere atto che aveva ragione il sindaco Bruzzi ed il suo gruppo  che definirono la vicenda  fusione “intempestiva”. Buona Lettura  CS 

Firme.2166  firme, per Spilamberto, sono una valanga ( Scheda 1), a memoria non si ricorda una cosa del genere. Tutto questo significa che:

La liquidazione del comune di Spilamberto non convince i cittadini

2166 firme sono il 56%  di quelli che hanno votato alle regionali a  Spilamberto ( 3872 votanti pari al 43% degli aventi diritto) . La maggioranza!

I  referendum  per la fusione sono  senza quorum  e nelle passate  consultazioni spesso  non hanno raggiunto  il 50% degli aventi diritto .

Effetto moltiplicatore: se ogni firma mobilita almeno un altro voto, per il referendum gli elettori  contrari possono diventare   4332: la maggioranza  di tutti  i votanti a Spilamberto

le firme autenticate per indire un referendum comunale abrogativo di eventuale delibera a favore della fusione  del comune sono 1000 da raccogliere in 3 mesi ( Vedi Istituti di Partecipazione delibera n 71 del 16/10/2006). Le firme della petizione sono state raccolte in 56 giorni ( due mesi) con 18 banchetti in piazza.

 Note sulle firme

 Le modalità di raccolta delle firme fanno riferimento al regolamento sulle petizioni del comune di Spilamberto ( Sopra citato) .  Sono al netto degli immancabili doppioni.

 Orgogliosamente trasversali

Il carattere trasversale della Petizione, a difesa del Comune di Spilamberto,  è testimoniato da molte firme, tra cui quelle di Daniela Barozzi già vicesindaco e dall’ex assessore  Sara Zanni, dagli attuali consiglieri,   Mirella Spadini  ( Uniti a Sinistra),  Fiorella Anderlini e Claudio Ori ( M5 Stelle) ,  Forte Maurizio e Malmusi Alberto..  Ha firmato  Maurizio Zanasi,  o Francesco Lamandini,già sindaci di Spilamberto,  l’ex presidente dei  consiglio comunale e membro della segreteria PD spilambertese, Maddalena  Vandini, ex consiglieri come Laura Galloni, Illias Aratri, Enrica Biagi, Pier Maria Ferrari, Cristoni Loris ed Umile Gioia. Persone con storie diverse ma che si sono messe insieme, oltre le appartenenze, per tutelare la sopravvivenza del proprio paese, Spilamberto.

La petizione è stata proposta da un gruppo con storie politiche, umane e professionali diversissime  (Vedi elenco sotto riportato).

Aratri Illias, Ascari Manuela, Barbieri Flaviana, Barozzi Daniela, Barozzi Luigi, Bertesi Enrico, Biagi Enrica,  Carlino Christian, Cevolani Cesare, Corsini Federico, Cremonini Luigi, Cristoni Loris, Damiano Alessandro, Ferrara Antonio, Ferrari Pier Maria, Forghieri Paola, Galloni Laura, Giacobazzi Graziano, Gioia Umile, Lambertini Samuele, Marsigli Daniele, Odorici Flavio, Sirotti Alessandra, Trenti Vittorio, Vecchi Giuseppe, Zanasi Giuliano, Zanasi Maurizio.

firmette due

Cosa chiediamo? ( Scheda 2)

Siamo orgogliosi di appartenere ad una comunità plurisecolare e  siamo consapevoli che i comuni della nostra dimensione sono  ottimali per qualità della vita  e dei servizi. Crediamo nella democrazia di prossimità e  nel controllo dei cittadini alla vita civica  e per questo difendiamo l’autonomia del nostro Comune.  Non vogliamo che i nostri centri abitati  diventino dei dormitori, senza anima e senza storia .

Chiediamo perciò, che i consiglieri  comunali di  Spilamberto non votino alcuna ipotesi di fusione di comuni. Tocca a loro la decisone vera . Decisone di cui non hanno mandato  alcuno. Siamo certi della lealtà e della correttezza dei consiglieri comunali, siamo certi che non tradiranno la fiducia dei loro cittadini od abuseranno della loro posizione per fare del male al loro paese.

Chiediamo all’Unione  di non imbarcarsi in un avventura che potrebbe costare  cara ai nostri concittadini. Nomisma sta facendo uno studio operativo per effettuare la fusione di più comuni per questo chiediamo  di prendere atto he non ci sono le condizioni per la fusione e di fermarsi.   Azzerando tutto.

Chiediamo alla Regione , qualora venisse indetto il Referendum consultivo ,  che rispetti la volontà degli Spilambertesi e qualora a Spilamberto vinca il NO .di non procedere alla fusione di Spilamberto con altri comuni. Dopo l’incontro con l’assessore  Petitti del 16 marzo 2016  non c’è dubbio alcuno : non c’è  garanzia che l’esito del referendum venga rispettato .   L’assessore   circa il   referendum consultivo e sulle modalità di interpretazione degli esiti , ha risposto ( Si può vedere la registrazione dei 5 stelle)  “dipende”!  Stiamo passando dalla certezza del diritto al  capriccio del sovrano!?!). Insomma l’assessore  ha confermato che il metodo ( La legge regionale ) Valsamoggia va bene. Bazzano e Savigno contrari ma fusi lo stesso.

Difetto  giuridico amministrativo di mandato democratico

Si è deciso un percorso, precostituito dalla Regione (che infatti ci mette anche i soldi) verso la fusione, senza un mandato degli elettori. Non esiste nel Programma elettorale del Sindaco alcun  richiamo a questo progetto. I cittadini dovevano sapere prima delle elezioni della possibilità che si avviasse questo percorso!

Il Consiglio comunale di Spilamberto ha approvato un Programma di mandato (settembre 2014) che non contiene nessun accenno a questo percorso. (NON esiste, perciò, nessun vincolo di maggioranza da parte dei Consiglieri comunali eletti nella lista “Spilamberto con il Centrosinistra”.)

Non si può, perciò,  avviare questo percorso  della Regione, senza una consultazione preventiva con gli Spilambertesi.

La Regione  rivolge infatti questo percorso di fusione in modo prioritario verso i comuni piccoli (sotto i 5.000 abitanti o anche meno).

Avviare uno studio sulla fusione dei comuni dell’Unione (da Castelnuovo a Montese), con Savignano e Guiglia che si sono sfilati, all’interno di un percorso stabilito dalla Regione, con l’aggiunta di un capitolo tardivo sull’Unione  è  segno di grossa confusione.

sociale uno

La nascita del Comitato Spilamberto NO Fusione ( Scheda 3)

Il comitato è nato per evitare la liquidazione del Comune, la decisione si basa sull’evidenza di dati e studi che dimostrano che i costi aumentano, i servizi scadono e la democrazia si deprime.

Confidiamo che gli interlocutori istituzionali (Regione, Unione ) a cui consegneremo le firme ed andremo ad esporre le nostre ragioni, ci ascoltino .

Inascoltati continueremo la nostra lotta. Cercheremo alleanze. ( vedi nascita comitato No Fusione di Marano  che ha già raccolto 300 firme) ed andremo ad  incontri con enti ed associazioni per spiegare la non convenienza economica, politica e sociale  dell’operazione fusione  di Comuni in Terre di Castelli.

Cercheremo di promuovere comitati negli altri comuni oltre a Spilamberto e Marano (Savignano e Guiglia si sono chiamanti fuori).

Valuteremo  se  utilizzare  il Referendum comunale  abrogativo della delibera comunale, qualora il Comune di Spilamberto  approvasse  la fusione con chicchessia.

Non escludiamo il ricorso al TAR per manifesto difetto di mandato politico/amministrativo alfine di ottenere  l’annullamento della eventuale delibera fusionale e segnalare le motivazioni di specie alla Corte dei Conti

Combatteremo fino in fondo la nostra battaglia nel referendum consultivo confortati da un mandato esplicito di 2166 cittadini.

 Se non verrà rispettato l’esito del Referendum,  che a Spilamberto siamo certi sarà contrario alla fusione, il comitato si attrezzerà per  ricorrere alla Corte Costituzionale per manifesta violazione dell’art 5 della Costituzione!

banchetto 2

DAL PUNTO DI VISTA ECONOMICO ( Scheda 4)

La fusione è semplicemente una caccia alle risorse, ai finanziamenti regionali e statali per 10 anni. Rincorrere questi finanziamenti è poco lungimirante perché questi incentivi non sono un premio, ma vengono dati a parziale copertura dei nuovi costi e provengono sempre dalle tasche dei contribuenti. Non potranno risolvere i problemi dei bilanci comunali che dovranno invece fare i conti con una spesa corrente sempre più alta, adeguata ad un Comune più grande.

Non serviva nemmeno uno studio di fattibilità dall’esito scontato per un costo di 30.000 euro. Esiste già uno studio del Ministero, molto chiaro, dove si evidenzia la convenienza all’accorpamento solo per i comuni fino a 5.000 abitanti. I comuni dai 5.000 a 10.000 abitanti e quelli dai 10.000 ai 20.000 abitanti rientrano nelle due fasce più virtuose, in cui la spesa corrente pro-capite è inferiore sia rispetto ai comuni più piccoli che a quelli più grandi. Con la fusione la spesa corrente pro-capite aumenterebbe subito del 10%. Nel Comune di Valsamoggia il primo anno la Tari è aumentata del 27%. Siamo ancora in una fascia ottimale e non vi è alcuna giustificazione per una fusione.

alfa omega

 

 

 

 

 

 

 

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Una risposta a Schede sulle firme e sulla fusione dei comuni

  1. Beppe Capello ha detto:

    Appartengo ad un comune che ha gli stessi problemi: Castagneto Po in provincia di Torino che si vorrebbe fondere per incorporazione con la cittadina di Chivasso. Stiamo facendo di tutto, al momento la procedura è stata sospesa, ma sotto sotto stanno per tornare alla carica. Scambiarci esperienze, idee e punti di vista potrebbe essere utile.
    Saluti teniamoci in contatto. Se interessati vi darò tutti gli indirizzi che potrebbero contenere materiale a voi utile
    Beppe

    Mi piace

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