Il senatore PD Stefano Vaccari invita a votare SI’ al Referendum del 17 Aprile

vaccari duePubblichiamo quasi integralmente  il post apparso su Fb del senatore Spilambertese del PD Stefano Vaccari . Troviamo condivisibile  il suo ragionamento  visto che i proponenti il referendum del 17 Aprile sono in prevalenza governatori di regioni amministrate  dal PD a cui si è aggiunta Forza Italia ( Liguria) e Lega Nord ( Veneto).

Incomprensibile la decisone di Renzi di proporre l’astensione al referendum del 17 Aprile, senza neppure discuterne negli organismi dirigenti del PD. Irricevibile l’appello al non voto della Serrachiani che confligge con i suoi veementi post  contro le trivelle di pochi anni fa.  Chiediamo anche   al PD di Spilamberto di pronunciarsi per il Sì. In politica il silenzio può essere nefasto.   Buona Lettura  CS

Testo del Post

Sono convinto che la stagione delle riforme avviata dal Governo che sta interessando in modo significativo anche l’ambiente come mai era successo, abbia bisogno di coerenza e responsabilità.

(…) Perché se guardo al lavoro fatto dal mio partito per approvare due leggi importanti come quella sugli ecoreati e il collegato ambiente, e al lavoro per istruire altre leggi importanti come quella sulle agenzie ambientali, sulla protezione civile, sulla riforma della legge sui parchi, sullo spreco alimentare, sul consumo di suolo, (…), e lo confronto con ciò e stato scritto negli articoli 35 del Decreto “Sviluppo Italia” e successivamente dell’articolo 38 dello “Sblocca Italia, non ritrovo la coerenza che serviva per un disegno riformatore pienamente sostenibile.

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La Strategia energetica nazionale, messa a punto dal tandem Clini-Passera, va cambiata e in fretta, perché serve ribadire che Il futuro energetico dell’Italia è nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica, soprattutto alla luce dei nuovi impegni e del ruolo che il nostro Governo ha assunto a Parigi alla Cop 21”.

Come esponente EcoDem e capogruppo del PD in Commissione Ambiente vedo con grande preoccupazione e sono contrario all’idea di sfruttare le risorse “autoctone”, che sono poche e spesso di scarsa qualità (petrolio) e il cui prelievo presenta un impatto ambientale non trascurabile, sia per le estrazioni a mare che a terra”.

Questa fase deve essere gestita con la gradualità necessaria a garantire il passaggio da un sistema energetico basato sui combustibili fossili ad uno sulle rinnovabili, senza crisi occupazionali ma anzi che consenta di convertire, trasformare e aumentare i posti di lavoro. Di questo parla il collegato ambiente quando ha indicato le OIL free zone per avviare la decarbonizzazione della nostra economia. Di questo si e’ parlato a Parigi sottoscrivendo impegni importanti per i prossimi decenni per contrastare i cambiamenti climatici.

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Il lavoro che ha fatto il Partito democratico nell’ultima legge di stabilità per ripristinare lo sfruttamento dei giacimenti fuori dalle dodici miglia e il coinvolgimento degli enti territoriali per il rilascio dei permessi è stato un passo avanti, così come è stato positivo il recepimento della Direttiva europea 2013/30 sugli Incidenti gravi nelle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi che introduce criteri molto rigidi riguardo alla sicurezza. Oggi in Italia grazie al lavoro dei parlamentari del Partito Democratico abbiamo la normativa più severa d’Europa.

Detto questo, va ricordato che grazie a questo lavoro rispetto ai quesiti posti dalle Regioni che erano sei, ne è rimasto soltanto uno che riguarda la durata delle concessioni in essere per quegli impianti dentro le 12 miglia che il quesito, una volta scadute le autorizzazioni, in caso di vittoria del si prevede di non rinnovare, mentre oggi andrebbero fino ad esaurimento del giacimento.

Deve essere quindi chiaro a tutti coloro che andranno a votare, che spero siano tanti, che qualsiasi sia il risultato del voto non si fermerà lo sfruttamento delle risorse fossili nazionali.

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Uno sfruttamento che potrebbe essere fermato solo e unicamente con una scelta strategica energetica diversa dall’attuale, accompagnata dai provvedimenti legislativi conseguenti. Ed e qui che non ho ritrovato la necessaria coerenza e responsabilità nelle scelte operate dal Governo proprio sulla possibilità di evitare anche l’ultimo quesito.

Io credo che la democrazia per essere pienamente vissuta abbia bisogno di tutti, e il nostro partito debba favorire e non scoraggiare la partecipazione al voto, proprio quest’anno che è il 70 anniversario del voto alle donne. Pertanto sarò tra quelli che inviteranno a recarsi a votare il 17 aprile prossimo e a votare SI, perché non mi sfugge il valore simbolico del referendum e la spinta propulsiva che un esito positivo potrà avere verso quel cambiamento della strategia energetica nazionale che in tanti auspicano.

 Sono ben consapevole che il quesito referendario in se non sia congruo e di fatto inefficace rispetto agli obiettivi del fermare le trivelle nel nostro Paese, ma soprattutto dopo la COP21 di Parigi serve dare un ulteriore segnale come Paese rispetto alla direzione da intraprendere, verso un sistema energetico sostenibile e in grado di contrastare efficacemente i cambiamenti climatici

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