No Fusione,anche il sindaco emerito Lamandini firma

lupoPubblichiamo la dichiarazione tratta dalla  pagina FB del sindaco emerito Francesco Lamandini , che motiva la propria  firma alla petizione del Comitato No fusione. Il carattere trasversale della Petizione, a difesa del Comune di Spilamberto,  è testimoniato da molte altre firme, tra cui quelle di Daniela Barozzi e di Sara Zanni, degli attuali consiglieri,   Mirella Spadini  ( Uniti a Sinistra),  Fiorella Anderlini e Claudio Ori ( M5 Stelle) ,  Forte Maurizio e Malmusi Alberto..

Ha firmato  Maurizio Zanasi,  già sindaco di Spilamberto, l’ex presidente dei  consiglio comunale e membro della segreteria PD spilambertese, Maddalena  Vandini, ex consiglieri come Laura Galloni, Illias Aratri, Enrica Biagi, Pier Maria Ferrari, Cristoni Loris ed Umile Gioia. Persone con storie diverse ma che si sono messe insieme, oltre le appartenenze, per tutelare la sopravvivenza del proprio paese,  Spilamberto.  Buona Lettura. CS

Testo

Oggi ho firmato anch’io la petizione proposta dal Comitato Spilamberto No Fusione a favore del mantenimento di Spilamberto come Comune e contro il percorso di fusione con altri comuni.

Anzitutto una premessa: negli anni passati più volte ho auspicato e scritto che partisse, tra i comuni dell’Unione Terre di Castelli, sia uno studio sulla situazione dell’Unione stessa e sulle sue prospettive che uno studio sui pro e sui contro per un progetto di fusione tra alcuni comuni. Il primo progetto, in concomitanza con il decennale dell’Unione (2001-2011), vide la luce nell’autunno del 2011 e si concluse nella primavera del 2012. Il documento è disponibile presso gli uffici dell’Unione. Il secondo non è mai partito perché mancò il tempo, eravamo già nel 2013, a meno di un anno dalle elezioni del 2014.

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Per quali motivi ho firmato?

  1. Anzitutto si è deciso un percorso, precostituito dalla Regione (che infatti ci mette anche i soldi) verso la fusione, senza un mandato degli elettori. Infatti non esiste nel Programma elettorale del Sindaco nessun richiamo a questo progetto. I cittadini dovevano sapere prima delle elezioni la possibilità che si avviasse questo percorso!
  2. Inoltre il Consiglio comunale di Spilamberto ha approvato un Programma di mandato (settembre 2014) che non contiene nessun accenno a questo percorso. (NON esiste, perciò, nessun vincolo di maggioranza da parte dei Consiglieri comunali eletti nella lista “Spilamberto con il Centrosinistra”.)
  3. Secondo me, quindi, non si poteva avviare questo percorso (quello ufficiale della Regione) senza una consultazione preventiva con gli Spilambertesi. Che voleva dire discutere sul metodo e sulle prospettive, e chiedere il mandato per avviare il percorso precostituito dalla Regione. (Altra cosa invece, più semplice e veloce con certamente meno polemiche, sarebbe stata avviare uno studio preventivo finanziato dai Comuni, senza il coinvolgimento della Regione, che poteva diventare la base di una eventuale discussione pubblica).
  4. Inoltre mi preme rimarcare che nessun organo ufficiale del PD di Spilamberto (Segreteria, Direttivo o Assemblea degli iscritti) ha mai preso una decisione in merito al progetto di fusione e di conseguenza il PD di Spilamberto non ha mai dato il mandato per avviare questo percorso.
  5. Ricordo che l’obiettivo della Regione non è fondere comuni di 10-15.000 o più abitanti. La Regione stessa rivolge infatti questo percorso di fusione in modo prioritario verso i comuni piccoli (sotto i 5.000 abitanti o anche meno). Val Samoggia è un eccezione in quanto ha aggregato 5 comuni di cui uno solo oltre i 10.000 abitanti (Crespellano), mentre altri 3 avevano meno di 5.000 abitanti e Bazzano aveva circa 7.000 abitanti.
  6. Infine, avviare uno studio sulla fusione dei comuni dell’Unione (da Castelnuovo a Montese), con Savignano e Guiglia che si sono sfilati, all’interno di un percorso stabilito dalla Regione, con l’aggiunta di un capitolo tardivo sull’Unione mi sembra segno di grossa confusione. Cosa che non mi rassicura per l’esito del percorso.
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In questi mesi ho anche parlato con tante persone di questo progetto e tutte, chi più chi meno, mi hanno manifestato stupore, sorpresa, preoccupazione o contrarietà.

Ovviamente auspico che i Consiglieri comunali di Spilamberto blocchino questo percorso nel momento che dovrà ritornare in Consiglio. Approvarlo per poi indire un referendum consultivo mi sembrerebbe scorretto verso i cittadini.

Credo che la priorità sia ancora la gestione dell’Unione e nell’Unione, nel senso che occorre capire cosa vogliamo fare assieme e cosa no. E come fare le cose che vogliamo fare assieme.

Spilamberto, 17.03.2016

Francesco Lamandini

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Nota aggiunta.

La legge chiede e obbliga i sindaci a trasformare il loro programma elettorale in un programma di mandato da presentare entro pochi mesi dall’insediamento in Consiglio comunale. Da queste linee programmatiche la Giunta approva a cascata il piano degli obiettivi triennali in cui assegna ad ogni singolo dirigente o capo settore gli obiettivi che ognuno deve perseguire, e su cui verrà misurato. In nessuno di questi documenti si parla di progetto di fusione. Esiste un solo passaggio nelle linee programmatiche del Presidente dell’Unione Smeraldi (delibera di Consiglio dell’Unione n.3, del 22.01.2015) che recita:

“In ogni caso è evidente che il percorso dell’Unione non è ancora ultimato, che è necessario esplorare le potenzialità della gestione unitaria di nuovi servizi, e riflettere se lo strumento che stiamo utilizzando sia idoneo o non sia piuttosto opportuno percorrer la strada della fusione per il raggiungimento degli obiettivi che stiamo assumendo.”

Ora, chiunque legge questo paragrafo capisce una sola cosa, ovvero che il Consiglio dell’Unione ha condiviso la necessità di studiare nuovamente il funzionamento dell’Unione e verificare quali altri servizi si potrebbero unificare. In questo studio, o in un secondo, si potrà anche riflettere sulle fusioni, ma come conseguenza alla prima esigenza: “… è necessario esplorare le potenzialità della gestione unitaria di nuovi servizi, …”. Prima uno studio “leggero”, poi l’avvio di un dibattito pubblico, poi, dopo il mandato elettorale l’eventuale avvio del percorso.

Ricordo infine che la delibera del Consiglio dell’Unione n. 39 del 27.06.2015 parla semplicemente di riordino istituzionale, quando invece la delibera di Giunta regionale 544 /2014 in applicazione della Legge regionale 21 del 2012 dice chiarimento che sono previsti contributi solo per i Comuni che avviano un percorso “… per la predisposizione di un progetto di riorganizzazione istituzionale in vista della fusione.”

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