Congresso Spilamberto: L’ANPI, approva le tesi critiche sulla riforma costituzionale di Renzi / Verdini

no riforma 4Il 27 febbraio a Spilamberto  si è tenuto il 16° Congresso  dell’ANPI. Assise partecipata e  dove la stragrande maggioranza  degli interventi si è espressa a favore della decisione dell’ANPI nazionale di  schierarsi  per il No alla controriforma Renzi/ Verdini. Il documento Nazionale dell’ANPI ( vedi  stralcio sotto riportato),allarmatissimo contro l’imminente controriforma (in)costituzionale di Renzi/Verdini  è stato approvato a larghissima maggioranza.

Spilamberto Cittadinanza Attiva condivide in pieno tutto l’impianto delle tesi congressuali  e ritiene  importante questo pronunciamento dell’ANPI locale   perché ci permetterà di lavorare insieme per difendere Democrazia e Costituzione.  Alessio Bertolini è diventato il nuovo presidente dell’ANPI di Spilamberto,  gli facciamo gli auguri di buon lavoro e siamo certi che cammineremo insieme all’ANPI  per il raggiungimento degli obiettivi condivisi.

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Lo stralcio dalle tesi congressuali approvate a Spilamberto .

…  Prima di tutto, bisogna dire che c’è poco rispetto per la Costituzione. C’è stato chi voleva addirittura cambiare le regole (l’art. 138, che disciplina il modo per modificare la Carta). Superata quella fase, ne è venuta un’altra, in cui – col pretesto di modificare alcuni difetti del bicameralismo paritario “perfetto” (sul che, era possibile raggiungere subito un accordo generale, scegliendo tra i modelli, di bicameralismo “corretto”, presenti anche in Europa)  – si è messo mano ad una riforma che ha tutta l’aria di togliere di mezzo (o comunque svuotare) uno strumento di garanzia, cioè addirittura un Senato degno di questo nome. Nonostante ogni correzione, si è andati avanti su questa strada, che condurrebbe (…)con l’aggiunta di una legge elettorale aberrante, a concentrare tutti i poteri su una sola Camera, riducendo, se non eliminando, il prestigio e il connotato di “contro potere” che il Legislatore costituente aveva attribuito al Senato. Una soluzione fortemente contrastata dall’ANPI, non per conservatorismo (sono assolutamente possibili modifiche costituzionali, purché rispettino le linee fondanti e il “sistema” equilibrato di poteri, contropoteri e garanzie, dettato dalla Costituzione), ma perché, così facendo, si ridurrebbero gli spazi di democrazia, si inciderebbe fortemente sulla rappresentanza dei cittadini, si svilirebbe il ruolo di quel Senato che, in molti Paesi, è addirittura la Camera più “alta”, quella più prestigiosa, dotata di maggiori competenze anche sul piano culturale e scientifico.

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La legge elettorale, poi, più volte rimaneggiata, sembra fatta ad usum delphini, cioè a vantaggio di un presunto vincitore che, con l’aiuto di un forte premio di maggioranza potrebbe diventare – senza neppure più l’ostacolo del Senato – il padrone del Paese o quantomeno del Parlamento. Ed anche in questo caso, anziché restituire la parola ai cittadini, come ha invocato la stessa Corte Costituzionale, gliela si toglie ancora una volta, prefiggendo una platea con troppi “nominati”, oltre ad un sistema che, in caso di ballottaggio, consentirebbe a chi prevalesse, di “ vincere “ con pochi voti. Di fatto, questa riduzione degli spazi di democrazia si è realizzata anche in altri modi, imponendo una sorta di supremazia del Governo sul Parlamento (…), svuotando quest’ultimo del suo potere-dovere di discussione e riflessione, attraverso il sistema dei decreti legge, delle leggi-delega praticamente in bianco (contrariamente al disposto dell’art. 76 della Costituzione), e dei numerosissimi voti di fiducia, con i quali si toglie la possibilità stessa di discutere e formulare proposte ed emendamenti. Siamo contrari ad ogni esagerazione ed a molte delle definizioni che vengono usate da una parte della stampa e da vari oppositori, ma non possiamo non essere preoccupati di questo modo di pensare e di agire, così lontano dal disegno costituzionale e spesso dalle regole fondamentali della democrazia. Le quali, fra l’altro, impegnano a favorire la partecipazione popolare, laddove anche su questo piano si riducono alcuni spazi, si mettono in discussione gli organismi intermedi, si ironizza sui sindacati (riconosciuti e disciplinati dalla Costituzione), evitando e svuotando ogni forma vera di confronto.   ….

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