Saeco non si tocca!

 saeco 4Quando hanno saputo che l’azienda aveva deciso di licenziare 243 di loro, le lavoratrici e i lavoratori della Saeco si sono preparati ad una battaglia di resistenza. Su quelle montagne dell’Appennino bolognese ci vive gente tosta, abituata a lavorare e a costruirsi autonomamente il proprio destino.

A Gaggio Montano è dal 1981 che si producono macchine per il caffé. Quando non esisteva ancora un mercato qui ne hanno inventato uno dando vita alla Saeco, azienda ancora oggi leader in questo settore.

Nel 2009 anche qui arrivano gli effetti della globalizzazione, così l’azienda bolognese si internazionalizza unendosi alla multinazionale Philips per rimanere competitiva. Viene siglato un accordo prima della vendita con il quale l’azienda olandese si impegna a mantenere la produzione di media-alta gamma a Gaggio Montano, anche se molto presto in Romania sorge uno stabilimento gemello. Il nuovo piano industriale presentato da Philips prevede 243 licenziamenti e non rispetta gli accordi presi. Inoltre lascia prefigurare un progressivo spostamento della produzione nell’Est europeo che in prospettiva significa la chiusura di uno stabilimento in cui fino ad oggi hanno lavorato più di 500 persone: una tragedia sociale per un territorio già in crisi.

saeco rusu

Di fronte a questa eventualità le lavoratrici e i lavoratori, con l’appoggio e la solidarietà della popolazione di tutta la valle del Reno, manifestano con forza per chiedere di poter continuare a lavorare: sono da 63 giorni in presidio, 24 ore su 24, davanti alla loro fabbrica. Chiedono, assieme ai rappresentanti sindacali, di aprire un tavolo di trattativa con i vertici della Philips per trovare un accordo diverso. Un tavolo in cui si siederebbe anche il ministro dello Sviluppo Economico del governo italiano. Ma la multinazionale si nega, non accetta nemmeno di sedersi a quel tavolo: un comportamento gravissimo che rischia di creare un precedente e di fare saltare tante altre aziende come la Saeco. Infatti a distanza di poco tempo dalla Manz si Sasso Marconi arriva una richiesta di taglio del personale: il metodo Saeco rischia di fare scuola. Allora i lavoratori resistono, anche di notte a -10°, la solidarietà e l’unità sono fortissime: hanno appeso le loro maglie da lavoro una in fila all’altra, 243 t-shirt, sui cancelli dell’azienda perché sia chiaro a tutti cosa c’è in gioco. Le loro vite, le vite delle loro famiglie. E non si arrenderanno.     

saeco tre

Il gruppo su Facebook “La Saeco non si tocca” è diventato la loro torretta sul mondo, dalla quale urlano le ragioni della loro battaglia. La loro è una lotta che riguarda tutti, perché se cade la Saeco cadono le ragioni di chi lavora (e lavora bene), cade il principio secondo cui vengono prima le persone dei profitti, cade il saper fare dei lavoratori italiani a favore dello sfruttamento dei lavoratori rumeni per il vantaggio esclusivo di chi dirige l’azienda.

Per questo è importante dare voce agli operai, ai tecnici ed amministrativi della Saeco ed essere al loro fianco: siamo noi cittadini a decidere il nostro futuro, e se ci lasceremo schiacciare dagli interessi privati della Philips (e di tutte le aziende come questa) prima o poi anche noi rischieremo di perdere tutto.

Dunque #saecononsitocca!

saeco due

 

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