Umberto e lo smemorato del Tecnopolo

tecnopollloPubblichiamo per dovere di cronaca, la nota del sindaco emerito di Spilamberto Lamandini, sulla vicenda del Tecnopolo apparsa sul sito del PD di Spilamberto e ripreso dalla pagina FB dello stesso.

Con garbo e senza polemica egli fa presente che il progetto  del Tecnopolo è un lavoro di lunga lena, che ha coinvolto molti soggetti istituzionali compreso  Costantini, e che tutti hanno contribuito in misura più o meno grande alla sua realizzazione. Rimarchevole però sottolineare che si sono  persi, in finale ben nove mesi.

Dal  resoconto di giornali infatti il Nostro Costantini si è appropriato, senza neppure un cenno alla fatica di tanti, della realizzazione del  Tecnopolo .  Con stile e senza polemica si precisa e racconta una storia di tutti e di cui tutti dobbiamo essere orgogliosi. Lo Stile e l’eleganza non  sono però di tutti . Buona lettura CS

 

BREVE SINTESI DELLA STORIA DEL TECNOPOLO  DELL’UNIONE TERRE DI CASTELLI

L’inaugurazione che è avvenuta sabato 12 dicembre del Tecnopolo conclude un percorso importante e ne apre un altro altrettanto importante. Quello che segue è un estratto del comunicato stampa di Democenter:

“TECNOPOLO TERRE DI CASTELLI ACCELERATORE DI INNOVAZIONE.

La nuova sede tra Spilamberto e Vignola ospita l’incubatore per start up, laboratori, spazi di coworking e un fablab. E’ la casa delle imprese e dell’innovazione.

Il Tecnopolo di Modena presso l’Unione Terre di Castelli è stato realizzato a Spilamberto grazie al finanziamento del Programma Por-FESR della Regione EmiliaRomagna e al contributo dei Comuni dell’Unione Terre di Castelli e della Fondazione di Vignola.

La nuova struttura, circa 1400 metri quadrati, ospita la Fondazione Democenter, l’Incubatore Knowbel, gli uffici e i laboratori di startup, spin-off universitari e spinout industriali selezionati per il percorso di incubazione. E ancora, un FabLab, tecnologia e spazi di utilizzo comune.”

Ma una domanda dovrebbe sorgere spontanea: “come mai un tecnopolo è stato costruito a Spilamberto e non a Sassuolo o a Carpi o a Castelfranco o anche a Vignola?”.

Per rispondere a questa domanda proviamo a ripercorrere il percorso che si è concluso oggi.

Tutto parte dalla SIPE, dalla sua parabola storica che dopo aver toccato l’apice negli anni della guerra (oltre 5.000 dipendenti) cominciò a declinare fino alla chiusura ai primi anni 90. Parliamo di un’area di 800 ettari, con oltre 100 edifici presenti e fortemente inquinata.

Le amministrazioni comunali di quegli anni cominciarono a porsi il problema di cosa fare di quell’area, che nel frattempo era diventata proprietà della FIAT.

Nella seconda metà degli anni 90 si cominciarono a gettare le basi sia della bonifica che dell’idea di Parco scientifico. In quegli anni erano sindaci Gozzoli (Spilamberto), Quartieri (Vignola) e Calzolari (Savignano). Tutti sindaci appartenenti ai DS. Come punto di riferimento, prima in Provincia poi in Parlamento, Paola Manzini.

Mentre si cominciavano a mettere le basi del progetto Parco scientifico ecco partire (1998-99) la bonifica delle Sipe alte, dove la presenza dei laghetti per la decantazione delle acque di lavorazione aveva prodotto l’accumulo di importanti quantitativi di nitro cellulosa. Con un impianto sperimentale tutto il terreno che oggi ospita i capannoni dell’area industriale delle Sipe alte è stata “rivoltata”, “cotta” e pulita. I giornali dell’epoca riportarono un incidente dove la terra cominciò a bruciare a seguito di una scintilla causata da una ruspa. In realtà a bruciare era proprio la nitro cellulosa.

Negli anni seguenti, oltre al sindaco Gozzoli e ai nuovi sindaci Adani (Vignola) e Fornari (Savignano), e assieme alla Provincia si raggiunse un accordo con la proprietà proprio per la realizzazione di un Parco scientifico e tecnologico.

Questa idea, diffusa negli Stati Uniti e nel Nord Europa, ma presente anche in Italia, era rivoluzionaria non in sé, ma perché promossa dagli Enti locali.

Per questa operazione si creò il Consorzio SIPE, che raggruppava oltre ai tre comuni anche le due Università di Modena e Bologna, la Camera di Commercio e altre realtà associative. Si cominciò a dialogare con tanti, si cominciò a studiare, si bussò a tante porte.

La Regione, con Delibera di Giunta 2807/2004 “programma triennale attività produttive 2003-2005”, deliberava la concessione del finanziamento al Comune di Spilamberto di Euro 1.390.000 €. E di conseguenza poté partire la progettazione del nuovo parco scientifico.

Il quinquennio 2004-2009 (sindaco di Spilamberto Lamandini, oltre a Fornari e a Adani) è il periodo in cui si cerca di realizzare l’intero progetto (oltre al Parco scientifico anche edilizia residenziale, commerciale e direzionale). Ma complice la debolezza della Proprietà privata e dell’arrivo della crisi mondiale il progetto prima si arena e poi finisce in tribunale.

tecnopolo

In quegli stessi anni però la Regione comincia a sua volta ad investire in una rete di Parchi scientifici e tecnopoli (tra cui Spilamberto), assieme alle Università. In particolare nel 2009 la Regione finanzia a Modena il progetto del Tecnopolo modenese, con sede principale dentro l’Università in via Campi e una seconda sede nell’area della Sipe. Questo secondo progetto avrebbe dovuto integrarsi con l’altro del Parco scientifico.

Contemporaneamente si realizzò la fusione tra Democenter e Consorzio Sipe, da cui nacque Democenter-Sipe. In quegli anni all’interno di questo progetto di innovazione, oltre al comune di Modena erano presenti solo altri tre comuni: Savignano, Spilamberto e Vignola.

Nel quinquennio 2009-2014, con l’annullamento del progetto per il Parco scientifico, i sindaci: Caroli (Savignano), Lamandini (Spilamberto) e Denti (Vignola), riuscirono a mantenere il progetto del Tecnopolo sulle Sipe, con uno spostamento dalle “basse” alle “alte”. E Contemporaneamente lo fecero diventare un progetto dell’Unione.

Nel 2009 l’Unione approvava lo schema di accordo con la Regione, l’Università di Modena e Reggio e il Comune di Modena per il nuovo Tecnopolo  e con le relative delibere regionali

Una breve sintesi di una storia di oltre 20 anni e una breve conclusione.

Si fa torto al lavoro di 8 sindaci, di 12 Consigli comunali, della Provincia e della Regione, di Paola Manzini, oltre ai sindaci dell’Unione, tenere nascosti questi anni che hanno portato oggi al Tecnopolo dell’Unione Terre di Castelli a Spilamberto. Uno dei pochissimi snodi della rete di alta tecnologia collocato non in un capoluogo di Provincia.

Se oggi il Tecnopolo è qui e non a Sassuolo o a Maranello o a Carpi o a Castelfranco è perché ci furono uomini e donne, sindaci, un partito (DS prima e PD poi) che hanno avuto un’idea, l’hanno sviluppata, l’hanno difesa, hanno commessi errori e si sono rialzati e oggi è stata inaugurata.

tcooooo

 

Un territorio cresce se le varie realtà, pubbliche e private, fanno sistema, se si va oltre ai 5/10 anni del mandato elettorale di un sindaco, se esiste un progetto politico di area vasta, se non si comincia a rifare tutto ogni 5 anni, ma si riprende dove il sindaco precedente è arrivato. Negli stessi anni in cui si pensava e si lavorava assieme alla SIPE nascevano anche il CoISS e poi l’Unione. Poi l’Unione è cresciuta ed ha cominciato a progettare investimenti, ha realizzato il piano socio-sanitario, ha cominciato il PSC, ha costruito un modello di raccolta rifiuti integrato, ha realizzato un sistema idrico sovracomunale.

Non il frutto di un sindaco geniale, ma di un lavoro cooperativo con una regia politica.

Quello che serve anche oggi!!!

Francesco Lamandini

 

 

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