Patto di stabilità e fusioni di comuni ( Materiali)

stabilità unounoPubblichiamo la scheda tecnica elaborata da Simone Pelloni   che ridimensiona l’argomento fusionista che sostiene la  convenienza di  accorparsi per superare il Patto di Stabilità Buona Lettura CS

Nell’aprile del 2012 il parlamento italiano ha definitivamente introdotto, come principio costituzionale nell’ordinamento giuridico italiano, il pareggio di bilancio (modificando gli artt. 81-97-117-119 della Costituzione italiana) con la legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1.

La norma è stata approvata sia dalla Camera dei Deputati e sia dal Senato della Repubblica a maggioranza dei due terzi nella seconda votazione precludendo così la possibilità di un referendum costituzionale dei cittadini.

patto due due

 

Di conseguenza, tutti gli enti locali (i Comuni, attesa la “pasticciata ed infausta” soppressione delle Province) saranno tenuti, nel rispetto dell’anzidetto neointrodotto principio costituzionale, a:

  • garantire l’equilibrio tra le loro entrate e le loro uscite, seppure condizionato dalle fasi avverse e/o favorevoli del più generale ciclo economico;
  • contribuire al complessivo conseguimento della sostenibilità del debito pubblico, adoperandosi a lavorare, in tal senso, in favore di quello proprio;
  • ossequiare canonicamente gli adempimenti sanciti in relazione al loro indebitamento produttivo, ovverosia destinato esclusivamente all’acquisizione di beni indispensabili istituzionalmente.

Alle Regioni competerà, quindi, nel rispetto del vincolo di responsabilità solidale, che lega oramai indissolubilmente tutti gli enti territoriali ricadenti nel medesimo territorio regionale, l’esercizio dell’attività di regia secondo i canoni comportamentali fissati dall’art.10 della legge 243/2012.

patto tre tre

Premesso tutto questo in combinato disposto con il disegno di legge appena approvato dal Governo, legge di stabilità 2016, le nuove regole consentiranno ai Comuni che hanno risorse in cassa di impegnarle per investimenti per circa 1 miliardo nel 2016. In aggiunta sarà consentito lo sblocco di pagamenti di investimenti già effettuati (e finora bloccati dal Patto) a condizione che i comuni abbiano i soldi in cassa.

Tra le righe della “finanziaria” si legge, anche, un obiettivo di spending review di circa 1,2 miliardi per gli enti locali che gli addetti ai lavori considerano un taglio lineare. (Con una mano concede con l’altra toglie)

Tutte queste nuove disposizioni normative sono di diretta applicazione sia per i comuni fusi sia per i comuni non fusi sicché l’incentivo più importante al fondersi decade.

Volendo fare una considerazione, ancora più audace, potremmo dire che i comuni fusi (se efficienti) hanno già utilizzato gli avanzi di amministrazione bloccati dal patto mentre tutti gli altri no, generando il paradosso che nel 2016 i comuni che effettueranno più investimenti sono quelli non sottoposti a fusione.

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