Le “smoscia”Legge di stabilità 2016,

legge di stabilità 2016Tratto dal blog dell’associazione Antonia scritto da Lucio Saltini  ( Cgil ER) , buona lettura CS

Zittita la TV, prodiga di messaggi ottimistici sugli effetti della nuova legge di stabilità e satura di annunci televisivi del Presidente del Consiglio prontamente adottati e difesi dalla maggioranza, rifletto sui contenuti della prossima manovra di bilancio.

Per indurre una dose di sano scetticismo in chiunque legga queste righe premetto che non sono un economista, sono un ex geometra che avrebbe voluto fare l’entomologo e si ritrova a fare il sindacalista. Nel linguaggio del Segretario/Premier sono un gufo. E com’è noto i gufi hanno vista acuta quando la notte é più buia…

Nella relazione per l’aggiornamento del DEF (unico documento sin qui noto) il Governo sottolinea i dati congiunturali positivi e li assume come strutturali, trascurando deliberatamente tutto ciò che potrebbe ridimensionare il suo ottimismo. Le stime di crescita vengono un po’ aumentate “grazie alle riforme Governo” (+0,2%). Le variabili internazionali che finora ci hanno aiutato sono appena citate. Dettagli? Sarà…, in fin dei conti parliamo solo delle manovre della BCE, della riduzione dei tassi di cambio, della caduta del prezzo del petrolio. Le nubi all’orizzonte sono ugualmente rimosse, dal rallentamento del tasso di sviluppo globale alla crisi Wolkswagen… Evidentemente non dobbiamo temerne gli effetti.

legge di stabilità 2016 bis

Sulla base di questa impostazione il Governo annuncia una manovra economica caratterizzata dalla riduzione dell’intervento pubblico e delle tasse (non tutte, non quelle sul lavoro). Le slides presentate in TV insistono su questo secondo aspetto, con qualche misura di sicuro effetto propagandistico: l’abolizione totale dell’IMU, 100 milioni per il progetto “dopo di noi”, l’aumento a 3.000 € dei contanti utilizzabili per gli acquisti…. Evidentemente tra gli obiettivi della rottamazione non rientrano la lotta all’economia in nero ed al riciclaggio.

La nota di aggiornamento dà anche per scontato un aumento dei salari inferiore alla produttività e, in alcuni anni, anche all’inflazione. Non è cosa che si possa dire in TV, ma riesce difficile nascondere come per il rinnovo dei contratti pubblici venga accantonata la considerevole somma di… 7,80 € al mese. Lorda.

legge di stabilità 3

Ancora, sempre la “nota di aggiornamento” accetta per i prossimi anni la prospettiva di una disoccupazione oltre il 10%. Pessima notizia per i giovani, tanto più se non cambiano le attuali norme previdenziali. Ed in effetti queste non cambiano, se non con l’annuncio di sostegni al part-time a partire dal 63° anno (!). Purtroppo, come dimostrano i dati sull’occupazione, senza una politica economica radicalmente diversa a servono a ben poco misure costose come la de-contribuzione dei nuovi assunti e la deduzione dall’IRAP del costo del lavoro (Legge di stabilità dello scorso anno). Per altro incentivi difficilmente sostenibili, tant’è che già dal prossimo anno la decontribuzione viene dimezzata nella quantità e ridotta nella durata (due anni).

Per far tornare i conti il pareggio di bilancio preteso dal fiscal-compact dovrà aspettare un po’ più del previsto (2018 invece che 2017). In altri termini la pressione per modificare gli orientamenti europei … si riduce  ad utilizzare le flessibilità che già i trattati prevedono. Dunque non resta che tagliare. E rinunciare ad investire. Ma così facendo il mercato interno continuerà ad arrancare e le debolezze strutturali dell’economia italiana (in particolare del sud) resteranno intatte. La sanità pubblica, ad esempio, continuerà a dimagrire, visto che l’aumento previsto non copre le esigenze dettate dall’invecchiamento della popolazione, che aveva giustificato un aumento più significativo delle risorse. Sarà un caso, ma sui media ricomincia la propaganda per la sanità privata…

Il Governo fa insomma affidamento sull’ottimismo e sugli effetti benefici del taglio delle tasse (a pioggia sulle imprese e sulla 1° casa, anche se di lusso). Una “manovra storica”, “di svolta”. Sarà perché ogni anno si dice qualcosa di analogo, ma a me sembra la stessa linea di politica fiscale perseguita nel ventennio berlusconiano dalle destre: meno tasse sulle rendite, mentre il lavoro se vuole un po’ di welfare deve pagarselo. Dov’è la novità?

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