Marino triturato dai poteri forti e dal sottobosco affaristico, se ne va!

marinucccino L’avevamo previsto in un lontano post   su questo blog: Marino non sarebbe arrivato a fine consigliatura.

Triste lo spettacolo della politica e della comunicazione su Roma, sul Pd, sull’ex-sindaco. Tutto precipita sugli scontrini di Marino ( e gli scontrini degli altri?). Le tifoserie sono protagoniste.

Da un lato, la schiera degli editorialisti, spesso su fogli di padroni colpiti dalle scelte del “marziano”.

Dall’altro, a sostegno del “marziano”, una attiva moltitudine di cittadini romani  timorosi di veder tornare  i veri saccheggiatori di Roma, i grandi interessi immobiliari, finanziari, dei business dei rifiuti, dell’acqua, dell’energia, della sanità privata.

Guardiamo  oltre la strumentale gazzarra intorno a un sindaco che lascia un bilancio politico in attivo, nonostante gli insuperabili limiti dimostrati dopo l’esplosione di “Mafia Capitale”.

È evidente la responsabilità del Pd di Roma: prima dell’elezione del 2013; durante il primo anno e mezzo di amministrazione Marino; dopo il disvelamento del malaffare  ormai sistemico. Un partito arrivato all’appuntamento elettorale senza un progetto per la città, dominato da un ceto politico attento soltanto al “successo” personale e preoccupato dell’incontrollabile Sindaco. Un partito ostile, all’offensiva della Giunta contro le rendite consolidate e amiche.

È ancora più evidente la responsabilità del Pd nazionale: Marino non “è stato sfiduciato dai cittadini”, come dice la narrazione bugiarda del segretario del Pd e Presidente del Consiglio. No. Il Sindaco è stato innanzitutto sfiduciato da Matteo Renzi, nonostante i colpevoli tentativi del nostro Primo Cittadino di accreditarsi presso Palazzo Chigi come il rottamatore romano. Ignazio Marino, in modo improvvisato e approssimativo, dava fastidio all’establishment romano e, quindi, al Governo Renzi.

ofrini

Una sfida, dunque, che Marino e la sua giunta non potevano vincere. Non per i limiti soggettivi di Ignazio Marino o di una squadra complessivamente debole. Ma per il vuoto di progetto di città.  Un vuoto allargato dalla decadenza, morale innanzitutto, di altri segmenti decisivi della casse dirigenti Roma: la guerra civile nella Camera di Commercio della Capitale, incomprensibile fuori da una logica di potere, è indicativa.

Tra gli errori rimarchevoli di Marino l’aver sfidato il Vaticano su questioni sensibili quali i matrimoni gay ed aver poi preteso di legittimarsi, attraverso la sua presenza in USA, durante il viaggio del Papa. Questi si è arrabbiato e lo ha scomunicato mediaticamente.

La stagione Marino forse si è chiusa. In modo ingiusto, ma si è chiusa. Ora si vedrà cosa succederà a Roma: il voto è vicino.

marinuccio

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