Il genio italico e l’invenzione del listino di Massimo Villone

senato trePubblichiamo l’Editoriale di Massimo Villone  tratto dal Manifesto, può essere un contributo originale alla comprensione della vicenda della riforma del Senato. Buona lettura  CSPubblicato 7.9.2015, 23:59

Inven­zione. Secondo il dizio­na­rio, idea­zione, crea­zione o intro­du­zione di oggetti, pro­dotti, stru­menti e altre cose pre­ce­den­te­mente non esi­stenti. E ci siamo, con la riforma costi­tu­zio­nale. Si sente di un accordo nel Pd: aprire al senato elet­tivo, ma senza toc­care il testo già appro­vato, che — ahimè — dice il con­tra­rio. Un senato elet­tivo i cui com­po­nenti non sono eletti. Una inso­ste­ni­bile apo­ria, e un’invenzione. Con un senato elet­tivo, ma non troppo, il genio ita­lico col­pi­sce ancora. La chiave sarebbe un listino.

Come quello che un tempo ave­vamo a livello regio­nale, e che a furor di popolo era stato sostan­zial­mente espunto nella ultima sta­gione sta­tu­ta­ria. Doveva ser­vire a por­tare pre­senze qua­li­fi­cate e com­pe­tenze nei con­si­gli regio­nali a soste­gno dei gover­na­tori, ed era poi in pre­va­lenza diven­tato luogo di mer­ci­mo­nio poli­tico o asilo per amici, sodali, parenti e clienti. Che si voglia adesso rispol­ve­rare a livello nazio­nale già segnala quanto sia bassa la mediazione.galli italicum 7

Un par­la­men­tare è dav­vero eletto se viene per­so­nal­mente scelto dagli elet­tori, in una diretta com­pe­ti­zione con altri. Qua­lun­que altro sistema, nel degrado gene­rale che ci accom­pa­gna, non pro­mette buoni risul­tati. Un listino pre­su­mi­bil­mente votato in blocco e in col­le­ga­mento con un can­di­dato gover­na­tore o con una lista di par­tito, signi­fica invece un senato di nomi­nati, per di più — se rimane il testo fin qui appro­vato — scelti da chi non merita e tra chi non merita. E che si aggiunge a una camera pari­menti com­po­sta in larga misura di nomi­nati, per l’infernale mec­ca­ni­smo dei capi­li­sta a voto bloc­cato. Tutto, pur di evi­tare che il popolo sovrano scelga chi lo rappresenta.

Pare che una parte della tre­me­bonda dis­si­denza Pd sia dispo­ni­bile. Visti i pre­ce­denti, non mera­vi­glia, anche se non se ne capi­sce la ragione. Senza cam­bia­menti radi­cali del copione sono già oggi dei morti che cam­mi­nano, e ben dovreb­bero saperlo. Fa tene­rezza — o forse rab­bia — la men­zione dei males­seri della «nostra gente», del «nostro popolo», che qual­che lea­der, un tempo auto­re­vole, timi­da­mente mette in campo. Erano richiami fre­quenti nel gruppo diri­gente di quella che fu una grande sini­stra. Ave­vano un peso reale, per­ché segna­vano il comune sen­tire che legava la base al ver­tice del par­tito, e la con­di­vi­sione pro­fonda di valori e di obiet­tivi. Ma qual­cuno dovrebbe spie­gare che oggi quel popolo non c’è più. E che è stato disperso non da una strega cat­tiva, ma da una ditta che ha cam­biato ragione sociale.

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Cosa ha a che fare con quel popolo un par­tito che toglie ai lavo­ra­tori gli stru­menti per la pro­pria difesa, che sba­racca la scuola pub­blica, che taglia i ser­vizi essen­ziali, che non com­batte le dise­gua­glianze, che addi­rit­tura toglie ai poveri per dare ai ric­chi come si pro­getta con l’Imu e la Tasi? È un dise­gno regres­sivo, e la radice è nella ricerca di voti ovun­que si pos­sano rac­co­gliere. Dov’è un pro­getto di sini­stra? E se si nega il pro­getto, si nega anche il «popolo» che in esso si può rico­no­scere. Del resto, chi ha avuto modo di fre­quen­tare anche occa­sio­nal­mente i cir­coli ter­ri­to­riali del Pd sa che ormai i mili­tanti di oggi sono molto diversi da quelli di un tempo. Il «popolo» che fu se n’è andato, in massa. E la spe­ranza dell’esangue sini­stra Pd di ricon­qui­stare il par­tito male si col­loca nel «popolo» di oggi.

Pro­prio per que­sto il dise­gno ren­ziano è coe­rente, e non di sini­stra. Gli argo­menti che lo sosten­gono sono ine­si­stenti. Il rispar­mio di spesa si riduce a spic­cioli, e più o meglio si per­se­gui­rebbe tagliando in modo bilan­ciato il numero di depu­tati e sena­tori. Il bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio può essere supe­rato man­te­nendo il carat­tere elet­tivo, come l’esperienza di molti paesi ampia­mente dimo­stra. L’obiettivo vero è invece pro­prio l’asservimento delle assem­blee elet­tive all’esecutivo e al lea­der, e la ridu­zione degli spazi di demo­cra­zia e di par­te­ci­pa­zione. A que­sto sono fun­zio­nali il sistema elet­to­rale col suo mega­pre­mio di mag­gio­ranza al sin­golo par­tito e il bal­lot­tag­gio, e la riforma costi­tu­zio­nale. A que­sto fine, un ecto­pla­sma di senato è un ottimo risul­tato. E non dimen­ti­chiamo la mag­giore dif­fi­coltà di ricorso al refe­ren­dum popo­lare. A cosa serve tutto que­sto se non a zit­tire il dis­senso, per por­tare avanti poli­ti­che che un tempo avremmo defi­nito anti­po­po­lari, e che oggi per alcuni recano il segno della modernità?

Quindi, lasciamo in pace il «nostro popolo». Non sarà ricon­qui­stato con appelli sen­ti­men­tali, ma solo difen­dendo gli spazi di demo­cra­zia che ad esso pos­sono dare voce. Si com­batta dun­que fino in fondo per un senato genui­na­mente elet­tivo. Que­sto è oggi il ter­reno di scon­tro, e le inven­zioni di Renzi lascia­mole a lui. Anzi, non vor­remmo che qual­cuno ce lo copiasse. Bre­vet­tia­molo, e met­tia­molo sul mercato.galli italicum 12

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