Pronunciamento contro il comune unico della Lista “Spilamberto Libera e Responsabile “

don 4Di seguito il comunicato stampa della Lista civica “Spilamberto, Libera e Responsabile” contrario al comune unico nella Terra di Castelli. Il materiale è utile per comprendere meglio la complessità ed anche la gravità di quanto sta accadendo.  All’oggi lo schieramento contro il comune unico si sta allargando da Sel alla Lista Civica, vedremo a seguire. Buona Lettura.  CS

Se il consigliere Forte ha incomprensibilmente cambiato idea votando a favore dello studio di fattibilità preliminare alla fusione di comuni, contrariamente ad una sua dichiarazione di qualche mese fa, la Lista civica “Spilamberto Libera e Responsabile” resta inequivocabilmente convinta del no. No alla spesa di oltre 30.000 euro per uno studio di fattibilità dall’esito scontato.

No ad un organismo partorito da una fallimentare Unione Terre di Castelli, che si innesterà sulla stessa incapacità di organizzare e gestire le risorse, di rispettare gli accordi da lei stessa sottoscritti, come quello per il raggiungimento di 66 vigili entro il 2014 e di raggiungere gli obiettivi per i quali è stata costituita. Primo fra tutti l’economicità dei servizi erogati ai cittadini, il cui costo continua invece ad aumentare in modo ingiustificato: ne sono un esempio la mensa scolastica con un buono pasto in costante aumento, il PSC costato oltre un milione di euro per un nulla di fatto e ancora il costosissimo corpo unico di polizia municipale in sottorganico da anni. Si aggiungano i soldi buttati alla Strada dei Vini e dei Sapori (indebitata per 800.000 euro) per un inesistente servizio di marketing territoriale, per non parlare dello scioglimento della ASP G. Gasparini, rimbalzata all’Unione Terre di Castelli in attesa di riordino.
Un tale fallimento dovrebbe essere il punto di partenza per una seria riflessione sull’opportunità di potenziare lo stesso sistema che finora non ha dato alcun frutto, ma le modalità con cui ci si è affrettati a votare lo studio di fattibilità non lasciano spazio.

Esistono studi già redatti dal Ministero dell’Interno, che dimostrano la convenienza all’accorpamento per i comuni fino a 5.000 abitanti con un limite di 30.000 nel comune unico; oltre questa soglia i costi per abitante sono destinati ad aumentare, a totale smentita del motivo principale che si vuole spacciare a sostegno della fusione.

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Se i dati forniti dal Ministero non bastassero, il buon senso imporrebbe anche ai più convinti di aspettare gli esiti della recente esperienza della Valsamoggia, i cui segnali sono finora negativi, a partire dalla tassa sui rifiuti aumentata del 27,1%.
Se davvero l’obiettivo è quello del risparmio ed ottimizzazione dei servizi esistono mille formule di cooperazione intercomunale che esulano perfino dall’Unione di Comuni (gestioni in forma associata di servizi con convenzioni o associazioni intercomunali) senza alcuna necessità di arrivare ad una inutile fusione dalla quale nascerebbero subito dei costi enormi: sostituzione dei documenti dei cittadini, aggiornamenti catastali, cambio della toponomastica delle vie (salvo voler mantenere 5 vie Verdi come nel Valsamoggia). Senza contare i costi che verranno scaricati in capo ai cittadini costretti a spostarsi a proprie spese ogni qualvolta necessitino di un certificato.

Rincorrere i finanziamenti regionali e statali messi a disposizione per queste operazioni è poco lungimirante: questi fondi, provenienti sempre dalle tasche dei contribuenti, serviranno forse a coprire i costi della riorganizzazione amministrativa, dopodiché si presenterà ai cittadini il nuovo conto da pagare per l’amministrazione di un Comune di 80.000 abitanti. Nemmeno la possibilità di uscire per qualche anno dal patto di stabilità rappresenta una garanzia in termini occupazionali, perché questo dipende da come vengono investite le risorse e l’esperienza ultradecennale dell’Unione non lascia molte aspettative. don 3
Forse, il vero motivo per chi ambisce alla fusione è di carattere puramente politico: il PD ha già perso due comuni governati oggi dalle liste civiche e l’unico modo per mantenere il governo del territorio – compresi i comuni persi – è rimescolare le carte. E poco importa se per farlo si dovranno cancellare i Comuni, la loro storia millenaria e la loro autonomia decisionale, allontanando la politica dai cittadini e riducendone la rappresentanza. Pare molto più importante mantenere una maggioranza politica che oggi, al PD, è garantita solo a livello di Unione.

Paola Forghieri
Presidente Lista civica “Spilamberto libera e responsabile

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