MAFIA, POLITICA E PD

lupa

Siamo  convinti  che in questo Paese serva una buona politica e servano partiti diversi da quelli ottocenteschi, novecenteschi o renziani. A questo proposito suggeriamo  la lettura di un libro: M. Flinders, In difesa della politica, Il Mulino, Bologna.  Quello che seguirà  è un atto d’amore per la sinistra e per la base del PD.

Mafia di Roma e PD, il modello non è impermeabile al malaffare. Il partito leggero di iscritti ed elettori, voluto da Veltroni,  dove un numero minimo di iscritti a scegliere ( A Roma gli iscritti dovrebbero essere 80 mila ma sono solo 8 mila) e  nelle primarie, sono  “elettori”ignoti  a decidere:  immigrati con permessi di soggiorno incontrollabili, Rom con i  due euro in mano,  cammellati dalla Cooperativa Sociale “29 giugno” , è  per propria natura  permeabile al malaffare. Roma non è un incidente. Non si spiegherebbe sennò  il recente coinvolgimento del PD nelle tangenti dell’ Expo di Milano e soprattutto nel Mose di Venezia. E’quella   forma partito che non può funzionare nel Paese che vanta il primato della corruzione, dove 5 Regioni sono controllate nei dettagli dalle Mafie e le altre patiscono comunque pesanti infiltrazioni.

cenona dei mafiosi Mafia di Roma: partiti comprabili a prezzi stracciati Ugo Sposetti (PD) ha riportato i dati sulle somme che i contribuenti hanno versato ai partiti attraverso il 2 per mille. CIFRE RIDICOLE, per sua stessa ammissione ! Ecco i numeri: – solo 16.518 contribuenti hanno donato il loro due per mille: – PD ha ricevuto 199 mila euro – Lega 28 mila – Forza Italia 24 mila – Sel 23 mila La legge sull’abolizione dei finanziamenti dei partiti ha accelerato tutto. Se non servono,  perché finanziarli? La polverizzazione e la degenerazione dei partiti continuerà e  lo spazio da loro lasciato vuoto  sarà coperto sempre di più da camarille, cammellatori,  mafiosi et similia. I finanziatori della politica, infine, saranno sempre più i Davide Serra del momento.

Mafia di Roma: e le cene da 1000 euro con i ricchi per finanziare il PD che difende i poveri!? Le cene  da 1000 euro a coperto sono state presentate come il modello di un nuovo  partito  trasparente, che si finanzia con un metodo innovativo che ha finalmente il pregio di essere pubblico e controllabile. Ma perché allora, a domanda, il Pd risponde di non essere in grado di dire chi ha partecipato a quelle cene? Com’è possibile che l’unica risposta di Matteo Renzi, a distanza di giorni, resti “non ne ho la più pallida idea”? E se è vero, dov’è la trasparenza? Ma davvero non interessa  sapere chi finanzia il Pd, cioè da chi dipendono la vita e le scelte del primo partito italiano?  

 

medusaMeglio partiti strutturati che il malaffare dilagante e l’assalto alla cosa pubblica! Contro tendenza,  sostengo che senza partiti non c’è democrazia.  I partiti vanno perciò ripensati nel loro modello, debbono essere meno burocratici di quelli novecenteschi, ma debbono essere strutturati e si deve sapere “chi viene e chi va”. Sappiamo che la politica costa e non possiamo regalarla alla Mafia, per questo va introdotta una legge sui partiti, debbono essere democratici al loro interno, disporre di finanziamenti minimi controllabili dalla Corte dei Conti e debbono avere sedi  e visibilità. Infine occorre estendere la legge 300 ( Statuto dei Lavoratori) sui distacchi con conservazione dei posti di lavoro  anche per funzionari che accettano un mandato politico. Ora ciò è riservato ad amministratori e sindacalisti.  Servono funzionari anche ai partiti, senza i quali non può “funzionare” neppure la bocciofila . Non più funzionari, perciò, come “scelta di vita” ma funzionari che fanno una “esperienza di vita” a tempo per poi tornare al loro lavoro. 

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2 risposte a MAFIA, POLITICA E PD

  1. l’esposizione della nostra democrazia a degenerazioni clientelari e persino criminali è evidente. Aveva ragione Berlinguer quando, parlando di “questione morale”, non ne individuava tanto la causa nel sistema di finanziamento pubblico dei partiti quanto nell'”occupazione dello stato da parte dei partiti”. Dal fatto cioè che i partiti (allora DC e PSi, ma sempre di più anche il PCI) da organizzazione di cittadini per la partecipazione alle scelte politiche si trasformavano in organizzazioni per la gestione del potere. Una critica sottile (dove stà il confine?) ma assai acuta, e su cui riflettere.
    Guarda caso anche Craxi era segretario del partito e Presidente del Consiglio. Con questo assetto (al di là dell’onestà dei protagonisti) il “potere” non è più nella partecipazione ma nella gestione del potere. L’egemonia si afferma non discutendo ma gestendo risorse. Se Segretario e Presidente (o Sindaco) coincidono, il luogo importante della partecipazione non è l’assemblea dei cittadini (il partito) ma quella dei parlamentari o dei consiglieri comunali… .
    Fabrizio Barca, riflettendo sull’idea di “partito”, propone l’incompatibilità tra rappresentanza politica e funzioni di governo. Secondo me ha ragione. Se vogliamo ridurre i rischi per la democrazia abbiamo bisogno di un partito che promuova e controlli i propri rappresentanti nelle Istituzioni. Se vale il principio opposto (i rappresentanti nelle Istituzioni che controllano il partito) non se ne esce. I cittadini salutano tutti, e la democrazia muore
    Lucio Saltini

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  2. Franco Guerra ha detto:

    sconforto tristezza e un btriciolo di paura per un eventuale ritorno alla dittatura dove una nella vita di ognuno di noi è sufficiente e avanza

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