Un ossimoro: fare politica senza i partiti

La cancellazione dei partiti ( legge sull’abolizione del finanziamento pubblico), che avverrà entro 4 anni, associata alla nascita delle primarie  come strumento di selezione della classe dirigente politica  nel centro sinistra, creerà in Italia una situazione inedita: in cui si proverà a fare politica senza i partiti. Molto potere alle lobbies, poco potere agli ultimi. L’uso dei comitati elettorali creerà una politica del presente. Non ci saranno più luoghi dove si coltiva un pensiero, lo si conserva e dove si progetta un pensiero lungo, capace di durare oltre il soffio del presente della campagna elettorale.  A riprova di ciò si osservi l’elevato numero di associazioni/fondazioni parallele al PD, cito alcune: Renzi, Letta, Fassina, Orfini, Fioroni, Civati. Situazione questa che trasforma il PD in un campo dove ci si contende cariche,e dove le forze per organizzare la vittoria  ( associazioni o fondazioni) sono esterne al partito. Siamo alla feudalizzazione della politica.

 D’altronde già oggi gli  eventi politici più significativi sono  il referendum su acqua bene comune ,il ricorso alla Corte Costituzionale sul sistema elettorale,  della Consulta Costituzionale sulla Giovanardi-Fini. Azioni nate  fuori dai partiti, contro la loro incapacità a interloquire con i cittadini, ascoltarli e dare risposte sensate.

 Il monopolio della politica non passa più solo per i partiti, anche se la loro cancellazione non è un bene. Un conto è perdere il monopolio   ed un conto è scomparire dallo scenario politico.

 La costruzione di visoni politiche di medio e lungo respiro avverranno così in luoghi nascosti e riservati. La politica senza i partiti ( luoghi deputati alla formazione del pensiero politico, alla formazione, creazione e selezione del personale politico) sarà perciò all’impronta della  conservazione.

 E’ anche essenziale, capire quale sarà il sistema elettorale nazionale e quale natura assumeranno i simulacri dei partiti: si occuperanno  di formazione e selezione delle classi dirigenti? Serviranno solo per selezionare personale politico svincolato da programmi? Saranno luoghi di costruzione di una visone del mondo a cui dare gambe politiche?

 Giovani/Vecchi   Cambiamento/Conservazione  Destra/Sinistra.

Queste chiavi narrative non sono originali, sono comparse ciclicamente nella storia dell’occidente. Sono  stati argomenti della destra autoritaria. Destra sempre pronta a proclamare la fine del dualismo dx / sx che nasce con i Parlamenti e che caratterizza la democrazia rappresentativa.  Il dibattito parlamentare  è simbolicamente rappresentate dalla  collocazione sui banchi del parlamento dei deputati. Chi si popone di superare il concetto di dx e sx  propone in realtà di superare la democrazia rappresentativa.

 Anche il dualismo vecchi/giovani appartiene alla tradizione fascista. Tutto è ben spiegato   dall’inno ufficiale del movimento: “ Giovinezza, giovinezza /primavera di bellezza / nel fascismo è la bellezza della nostra gioventù”. Il rilancio del dialogo intergenerazionale diventa oggi una necessità civile inderogabile, un azione di cittadinanza e difesa dei principi democratici della Costituzione.

 L’incollaggio poi del concetto di giovani con cambiamento e vecchi con conservazione è tutto da verificare e dimostrare essendo che i miei personalissimi  punti di riferimento oggi sono  persone giovanissime come il presidente Mujica dell’Uruguay, Mandela del Sud Africa, Zagrebleskj e Rodotà.

 La narrazione che ritiene che il ventennio passato rappresenti il fallimento di una intera classe dirigente che va mandata tutta a casa perché vecchi ed incapaci, rappresenta un vero falso storico.

La lettura  vera è un’altra : dopo la caduta del muro di Berlino,  a seguito di mani pulite, la risposta è stata quella berlusconiana che ha  generato un populismo amorale neoliberista.

 La sinistra ha cercato   di contenere il disastro senza capire ben cosa stava succedendo, in un contesto internazionale dove globalizzazione, neoliberismo finanziario, bolla speculativa, emergenza ambientale rappresentavano temi di enorme rilevanza che per la loro portata anche concettuale hanno quasi  travolto  la sinistra.

 E’ incontrovertibile però che la sinistra nel ventennio Berlusconiano  c’era ed ha provato, nel gorgo di notevoli contraddizioni ad organizzare la Resilienza/ Resistenza.    Resilienza che è durata un ventennio e che permette oggi con fatica alla sinistra  di riporre  i suoi valori fondamentali di uguaglianza, rispetto e riconoscimento della dignità delle persone.

 Fare cittadinanza attiva e post- politica a Spilamberto

 La realtà Spilambertese è un laboratorio, che anticipa tendenze. Grazie alle primarie  si sono chiesti i voti a  tutti, indipendentemente dalla collocazione politica,  ed il sindaco ha espresso un consiglio dove i suoi non hanno storia politica, anzi non hanno storia. Sono lì perché scelti dal capo e  non per rappresentare un progetto politico ed al leader rispondono per vincolo amicale.  Siamo così alla pre-politica: si scelgono persone, filiere amicali non progetti politici. Costruire  aggregazioni attorno ad un capo, senza rispondere ad alcun progetto, rappresenta un involuzione politica, ripropone un vincolo antico quello familistico.

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