Controcorrente: perché non mi convince il modo con cui si propone di abolire le Province

La riforma delle Province  , contenuta nel decreto Salva Italia  ed il loro riordino  che ne prevede la riduzione in base ai criteri di estensione e popolazione, non sono materie da  decreto legge: lo ha deciso la Consulta.

 Secondo i giudici , “il decreto legge  è uno strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate “.

I ricorrenti contro il Salva-Italia hanno evidenziato come la normativa violerebbe vari articoli della Costituzione, attuando una riforma complessiva attraverso un dl il cui obiettivo è salvaguardare le finanze pubbliche (senza peraltro produrre, affermano, risparmi di spesa). La Provincia disegnata dal decreto, aggiungono, non esercita più l’attività di gestione amministrativa, nè le funzioni amministrative previste dall’articolo 118 della Costituzione.

Inoltre, non è più un ente “esponenziale della popolazione provinciale”, visto che sia il Consiglio sia il Presidente sono emanazione degli organi elettivi dei Comuni. Il decreto 95 del 2012 è nuovamente intervenuto sulle funzioni, restituendo quelle di coordinamento e pianificazione territoriale, sul traffico e le scuole, ma rimangono dei punti critici come l’elezione degli organi elettivi, che  “inciderebbero sulla rappresentanza democratica”.goccia

Che occorra semplificare i gradi di governo e rappresentanza  del nostro paese, mi par vero, ma attenzione che il buco nero di bilancio pubblico  e di sfarinamento del sistema è assai di più delle Regioni che delle Province.

Se tanto mi da tanto allora bisognerebbe abolire l’Ente Regione e, come si era ventilato, modificare il titolo V della Costituzione, questo sì per metodo e contenuto un  errore certo del centrosinistra.

Ma entriamo nel merito: la Provincia nella storia italiana è stata l’unità minima di erogazione dei servizi dello stato: Giustizia ( Tribunali), Questura, Carabinieri, Banca d’Italia, Tesoro, Ufficio Imposte, Inail, Inps, Motorizzazione,ecc.. e sul livello provinciale si è storicamente strutturato anche la rappresentanza politica e sociale. I problemi per le Province sono sorti quando col titolo V  la potestà istitutiva della Provincie è passata alle Regioni. E’ stato creata qualche Provincia di troppo.!

Se si creasse una mega provincia Modena Reggio,  i servizi dello Stato verranno compressi. In Tribunale dovremmo andare a Reggio Emilia oppure quelli di Quattro Castella verranno a Modena?

Per una pratica dovremmo andare prima in un ufficio statale  a Modena , correre a Reggio Emilia per poi concludere la pratica a Modena?

Non  avevo ancora  visto uno Stato che riduce il suo presidio territoriale e mette in discussione una modalità rodata di erogazione dei suoi  servizi  così come ideata nel 1861 e che storicamente ha funzionato.

Dovremo andare dunque a Reggio Emilia per alcuni servizi dello Stato e per esigere i nostri diritti e col cappello in mano a Bologna alla Regione ?  Quando sono andato in Regione ed ho visto le torri dove si annidano  circa 4000 dipendenti, ho pensato che siano una enormità, che producono leggi e regolamenti spesso inutili e farraginosi, che di certo giustificano la loro esistenza, però  non è provato che migliorino la vita dei cittadini.  Sì, l’idea  che le Regioni siano un luogo dove si buttano i soldi pubblici dalla finestra  mi ha preso .

L’accorpamento delle Province significa la  riduzione capillare   del presidio di scurezza ( questure, carabinieri e finanza)  ed una modifica delle loro catene di comando che potrebbe lasciare  dei vuoti che potrebbero  essere coperti da strutture malavitose. Ci conviene?

La mia proposta è semplice:

-rivedere i poteri delle Regioni, sottoporle al controllo della Corte dei Conti, restituire la potestà di istituire Province solo allo Stato;

– conservare  il numero delle province decise nel 1861 con le successive modifiche per integrazioni territoriali, abolendo quelle istituite dalle Regioni

OB

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